
25.8.10
willie&rebecca

abitabilità

Quante volte avevo provato qualcosa del genere?
In questo consisteva la scelta di non condurre una vita sedentaria continuando a proiettarsi verso il domani.
Facevo i bagagli, preparavo oggetti e ricordi, andavo alla stazione o all'aeroporto sempre illuminata dalla stessa luce, sempre immersa nella stessa atmosfera.
Un pò tutto il mondo contro, un pò tutto il mondo dentro.
Mi riempivo, mi azzeravo.
Ma era solo un'ignota strategia per poter assorbire più stimoli, emozioni, sensazioni, colori e odori di ciò che mi circondava.
E quando mi svegliavo in un posto nuovo, mi sentivo sempre un pò stordita, incuriosita, ma al tempo stesso sollevata.
Sollevata di essere in un nuovo posto, in un nuovo e potenziale luogo chiamato "casa", in quello spazio in cui il mio corpo e la mia anima avrebbero trovato un riparo ed un'amplificazione adeguata, in cui l'ostilità o l'inadeguatezza mista alla critica distruttiva, venivano lasciati fuori.
E da qui nasceva la mia capacità di trasformare in
casa qualsiasi posto in cui mi trovo, ripensando al fatto che
non mi sono mai sentita pienamente a casa nel luogo che avrebbe dovuto
esserlo e quindi, non appena potevo, scappavo alla
ricerca disperata di quella sensazione di "abitabilità a misura
di me stessa" che tanto mancava.
Potrebbe essere così per tutti.
Ma per me, che vivevo alla ricerca di tutto questo, che mi spostavo alla disperata ricerca di una casa, era diverso. Era vitale. Era ossigeno.
E fare così tante esperienze in un arco limitato di tempo non faceva che evidenziarne la risonanza.
E il mio cuore ne gioiva.
Soprattutto quando trovava il luogo.
E un brivido mi scese lungo la schiena.
20.8.10
entropia



Perché solo lì si respirava quell'aria.
O forse solo lì la volevo respirare perché quello era il luogo in cui tutto era nato e in cui, quelle emozioni, troveranno per sempre uno spazio e un sospiro fra i battiti di cuori irrequieti.
Entropia.
Si potrebbe definire l'entropia come una misura del disordine del sistema.
Una misura dell'ordine disordinato delle emozioni.
In meccanica statistica si riesce a dare una descrizione più scientifica di questo disordine da un punto di vista microscopico, cioè considerando la natura atomica di tutti i corpi. Infatti mentre lo stato termodinamico di un sistema è definito tramite il valore assunto da alcune variabili macroscopiche, quali la pressione, la temperatura, il volume, la composizione chimica etc. , da un punto di vista microscopico esso può essere realizzato da un numero molto elevato di configurazioni in cui gli atomi costituenti possono trovarsi.
Tali configurazioni sono detti microstati e dipendono dalla posizione, velocità e dall’energia potenziale di tutti gli atomi costituenti il sistema.
Tornano ancora una volta le famose condizioni al contorno, di cui sembra, non possiamo farne decisamente a meno.
Così come in quelle notti popolate da timide stelle cadenti il cui effetto, indiretto ma costante, fu devastante.
Grazie, cielo, per non esserci caduto sulla testa.
Non ancora.
16.8.10
kitchen stories

E per la prima volta nella mia vita, mi resi conto di quanto fosse importante cucinare per gli altri.
arianna&teseo

La tua virtù mi rassicura: non è mai notte quando vedo il tuo volto,
perciò ora a me non sembra che sia notte, né che il bosco sia spopolato e solitario,
perché tu per me sei il mondo intero.
Chi potrà dunque dire che io sono sola se il mondo è qui a guardarmi?
Il mondo in uno sguardo.
Tu nel mio sguardo.
Il mio mondo nel tuo sguardo.
Io nel tuo mondo.
Arianna, Teseo e l'immensa confusione di un labirinto.
9.8.10
elastico

Elastico.
Come il nostro cuore.
Capace di sopportare gli sforzi più grandi.
Elastico.
Come quella parentesi capace di liberare dalla pesantezza del pensiero.
Capace di innalzare i capelli e con essi lo spirito.
E tu giocavi con quell'elastico come un insolito burattinaio attento alla vita delle sue piccole creature.
Altrettanto deboli e delicati sono i pezzi della vita.
Quell'elastico.
Blu notte, come i sogni che ritornano.
Lo prendevi fra le mani, lo giravi e lo rigiravi.
Te lo mettevi al polso, lo annodavi fra le dita, lo allargavi mettendone alla prova la tensione e lo lasciavi quindi tornare alle sue dimensioni iniziali.
Mentre mi parlavi, mentre ti ascoltavo, ti osservavo.
E il percorso era parallelo.
La dolce e naturale evoluzione delle parole si trasferiva nelle evoluzioni delle tue mani attorno a quell'elastico.
Come in un ballo.
A due.
Come in un abbraccio.
Tra due.
L'emozione del ricordo riaffiora sciogliendomi spensieratamente i capelli.
E sei lì.
In quel blu, in quella rilassata tensione, in quel cerchio scacciapensieri.
Sarebbe stato bello immaginarti ancora alle prese con quell'elastico nelle più diverse situazioni della tua vita.
E invece l'immaginazione è tornata concretamente a me.
Nelle mie mani.
Nei miei capelli.
E non la lascerò fuggire.
Non ne farò partire il ricordo.
E così, inebriata e accecata dalla forza delle emozioni, sorrido, legandomi i capelli.
Per te, forse così ignaro di tutto questo cerchio di vite.
_13.03_
6.8.10
addormentarsi

5.8.10
pois
22.7.10
a/r

21.7.10
Senza tempo
13.7.10
il sogno

Ti accendi d'un tratto una sigaretta, o forse l'avresti fatto se non avessi smesso di fumare, per te, per noi, per un sogno, per un ideale, un pò ti annoi un pò ti vergogni, ma sostieni che siamo ancora nei meandri di un amore.
In effetti, nessuno ci guarda, siamo uno nell'altra.
Soli, abbandonati ai nostri cuori.
Poi, mi accorgo che non mi hai sentito, anzi, non mi hai neppure visto.
Mi dò una mossa.
Penso al tuo volto rimasto in me, al tuo corpo che non ho potuto vivere, alla tua porta a cui non ho potuto bussare.
Perché dettagli così importanti che ho vissuto, che sono stata costretta a vivere, che siamo stati costretti a vivere, continuano sempre con te, con te solo e con te si accrescono e riprendono fiato.
Ma mi ricordo all'improvviso delle impossibilità e dei ritardi.
Mi viene quindi in mente una domanda che rimbalza in me senza tregua: avevo amato te oppure la tua eventualità che da anni mi insegue?
Nonostante una tale tempesta dentro di me, mi pareva di non poter cogliere alcuna reazione dal mio riflesso e, a tratti, temevo la mia stessa immagine, come se comunicassi a me stessa la notizia di un pericolo imminente, del morire in un amante.
Mi trovavo in un luogo del tempo e del cuore difficile da identificarsi.
Non volevo uscire da questa storia, non volevo abbandonarmi all'evidenza dei fatti, non volevo rassegnarmi alla realtà riflessa nello specchio del mondo.
Perché le illusioni del cuore erano le più gratificanti.
Avremmo potuto incontrarci ancora una volta, in quell'attimo di febbrile eternità in una città di cui non avremmo ricordato mai il nome e in una strada i cui tratti sarebbero svaniti con la luce del mattino.
Poi, facevamo l'amore in un letto enorme, fra lenzuola di cotone profumate di marsiglia.
E ci perdevamo nel nostro sogno, compenetrandoci.
Ricordi dalla nostra più bella storia d'amore.
9.7.10
Il contrario di uno

E adesso, eccoli finalmente qui, sposati e soli.
Ma perché non lasciava perdere l'arrosto, la torta e gli ospiti, non la copriva di baci e la conduceva al letto a baldacchino nella camera accanto?
Erano soli, dunque, e liberi in teoria di fare ciò che volevano.
Ma condussero un pasto per il quale nessuno dei due aveva appetito.
Mi sembra quasi di vederti, mi gira la testa, mi si stringe il cuore.
Mi sento lontana.
Perciò vorrei non fare nulla.
E aspettarti.
Attendere che tu ti avvicini.
Lasciare che io possa avvicinarmi.
Passività di un'attesa generatrice di pensiero.
Attività di un pensiero in un corpo vegetante.
Reazioni opposte allo stesso senso di abbandono, vuoto e indifferenza.
Quando la persona che se ne va è quella che ti ha messo al mondo, la reazione è di non accettazione sfociante in rabbia mista ad una sensazione di riscatto e rigenerazione.
Reazione per opposizione.
Fare-disfare-agire-creare.
Non si può perdere tempo, non si può restare a guardare un mondo che merita di essere vissuto.
Nonostante qualcuno abbia deciso di non viverlo, o di non lasciartelo vivere per gelosia o innata competizione.
Bisogna dimostrare di essere all'altezza, di potercela fare, di non aver mai mollato.
Troppa fatica cercando di cambiare relazioni che non vedono alcuna svolta.
Ma quando sei tu che te ne vai, quello stesso senso di vuoto e dolore, diventano paralizzanti.
Tutto perde senso, sfuma e si priva della sua anima.
Così il mio corpo, così il mio cuore.
La sofferenza di una ferita che stenta a rimarginarsi genera una reazione catena difficilmente controllabile.
Il cuore impazza e il corpo si immobilizza.
Opposti concordi.
Inconciliabilità interna allo stesso corpo, alla stessa anima.
Che si lacera, si sfalda, perde consistenza.
O così sembra.
In realtà non fa che farsi più forte, più saggia, più libera di amare ancora e di nuovo.
Ma non vuole amare che te.
Non vuole vedere che te.
Non vuole sentire che il tuo calore.
Non vuole percepire che i tuoi colori.
Non vuole ascoltare che la tua voce.
Una dipendenza da droghe.
Una sobria sensazione di ubriachezza.
Una devastante sensazione di eccitazione.
Un'insolita contorsione viscerale.
Un labirinto la cui uscita è palese, ma non la si vuole raggiungere mai.
Una sensazione di calore che riempie ogni vuoto.
Un'idea di benessere che cancella ogni dolore.
Un amore che cresce.
Una vita che vive.
Due corpi a metà.
Il contrario di uno.
30.6.10
biancolore.

Perché era il momento giusto per un buon cambio.
Perché voglio vedere il mondo come non lo avevo mai nemmeno pensato.
Perché c'è un mondo di colori.
Ma sanno tutti un pò di bianco.
Grazie a Luca, ai suoi tetti e alle conversazioni che rischiarano la notte.
Collage: per un'arte del ricordare

Il suono del ricordo della tua voce e la parola scritta non conservano la vita, quindi il sentimento dell'assenza si farà ancora più grande.
Una riflessione sulla meticolosità della conservazione del ricordo, dell'amplificazione dei sentimenti attraverso pezzi di vita portati avanti con il collage, la volontà di non cancellare mai ciò che è stato, di tenere in vita, quasi feticisticamente, ma solo in nome della gioia delle sensazioni correlate, ogni pezzo di noi raccogliendo nel portafogli, negli scaffali, dentro i libri, fra le mails, nella rete, nel computer, nei cassetti della cucina, nei ripiani degli armadi, nel sacchetto della magnesite.
Rivalutazione dell'atto del conservare-mantenere-ricordare.
Non voglio buttare via nulla.
Voglio ri-costruire e ri-respirare la pienezza di un sentimento che non vuole morire.
Oggi è difficile.
Vivere senza di te, oggi, è terribilmente difficile.
Per questo conservo.
Recupero.
Ricerco.
Non voglio perdermi nulla di ciò che siamo stati.
Non voglio perdermi nulla di ciò che potremmo essere.
Perché potremmo ancora essere.
Perché siamo stati qualcosa.
L'essenza del collage è estremamente semplice, a tal punto che potrebbe apparire persino banale e ingenua.
Conservare qualcosa che ha già vissuto, che ha già avuto una vita propria, trasformandolo in altro e consentendo una forma nuova di essere al mondo.
Così il mio pensiero di Noi.
Si rinnova, ri-nasce, ri-torna.
Pensare che sarebbe stato facile dimenticarsi di noi.
Pensare che sarebbe bastato un attimo per ritornare a sorridere.
Pensare che non pensandoci il sentimento sarebbe svanito e le parole avrebbero assunto un peso diverso.
Illusi.
O forse solo io.
Illusa.
Perché qui il problema è chissà tu cosa pensi, cosa fai, come stai, come vivi, se vivi, cosa senti, quando e quanto.
Un tema ricorrente.
Una forza invadente.
Un silenzio distruttivo, ma con un'anima costruttiva.
Voglio distruggere e ricominciare.
Voglio ritagliare ed incollare.
Come si fa con i pezzi del cuore dopo che è stato calpestato.
Voglio poterlo fare.
Ma tu sei più forte di tutto questo.
E la tua lontananza mantiene la lacerazione.
La tua vicinanza ne stimola la tachicardia.
Il tuo pensiero ne rigenera il battito.
Un compito difficile, quello del cuore dell'amante.
Una scelta difficile, quella di chi non ama.
La notte confonde le anime sole.
La luna riunisce brandelli lacerati.
Questa notte mi addormento nella tensione fra passato e futuro.
Il presente, è da rivedere.
The courage to face reality as it is, without lies.
The courage to know your wound
but to insist on beauty and outgrow it.
The courage to open your heart, to hold fast to truth,
and to stand each step in your dignity.
(Homage to Young Man, Nizlopi)
Ma il coraggio, quello, nonostante si nasconda, sembra non mancare.
17.5.10
giusto_ingiusto

Una piccola postilla sulla questione del giusto e dell'ingiusto.
Siamo convinti che il giusto debba essere giusto per tutti.
Ma siamo disposti ad immaginare che ci sia giusto quel che vuole il nostro egoismo?
E per quello siamo disposti/autorizzati a lottare?
Ci sono forse diversi livelli di giustizia? Uno valido per tutti e uno valido solo per il singolo?
Giustizia in quanto istituzione. Ma la legge e la sua applicazione è sempre giusta?
Esiste forse una giustizia superiore a qualsiasi legge? Da dove proviene? Quale cultura l'ha plasmata?
Abbiamo un'idea del giusto e dell'ingiusto, ma non sappiamo bene come definirli. Questo é il problema di grandi questioni che attraversano la nostra esistenza, ma di cui non siamo mai stati abituati a farne una verbalizzazione coerente.
Cosa spetta ad ognuno di noi?
Come dare ad ognuno ciò che si merita senza interferire nella presenza dell'altro? Senza procurare danno alcuno all'altra persona? A quell'altro così distante, così diverso da noi, ma allo stesso tempo così uguale e bisognoso di ascolto e rispetto come quello che pretendiamo noi ogni qualvolta ci relazioniamo al mondo.
L'idea del giusto è sempre relazionata alla presenza dell'altro: non può esistere una giustizia fatta per uno solo.
Così facendo, verrebbe meno il senso pieno della giustizia e il suo dispiegarsi a livello sociale.
Spesso le regole sociali-relazionali e di costume che si sviluppano nel corso del tempo non restano al passo con il dispiegarsi della società stessa e, quindi, sono passabili di un aggiustamento, di una loro possibile revisione-rivisitazione.
Anche se la legge non cambia tutti i giorni, ci sono buone ragioni per pensare che dovrebbe farlo.
Spesso, non vi è alcun aggiustamento possibile di questa giustizia che si dimostra essere, inevitabilmente, senza esattezza o senza aggiustamento.
C'è una sola cosa che è dovuto ad ognuno: l'amore.
Non solo l'amore delle storie d'amore, ma quell'amore che porta a considerare ciascuno nella sua essenza, nella sua completezza di persona piena e coerente, facendo qualsiasi cosa per quella persona, perché tutto le é dovuto.
E così facendo non si fa che innescare un meccanismo di ritorno in cui, anche a noi, tutto si trasforma in qualcosa di dovuto.
Essere giusti significa, in quest'ottica, essere coscienti del fatto che chiunque necessita di un riconoscimento.
Considerare, quindi, che una persona ha diritto ad un rispetto infinito che vada oltre il suo essere qualitativamente in questo o quest'altro modo.
E ora la finisco con le mie riflessioni mattutine e mi preparo ad immergermi in elucubrazioni altre sulla percezione dell'oggetto artistico.
In tutta la sua pienezza, bellezza, bruttezza, utilità, inutilità, ma costante capacità di scuotere il mondo e di consentire quella fatidica visione dell'altro lato del palazzo.
Anche se c'è qualcuno che, invece di attendere un resoconto, per vedere com'è quel palazzo, ci ha già fatto il giro attorno.
Grazie a Jean-Luc Nancy.
11.5.10
spiegazioni lineari
Ci piace la linearità, quanto é semplice la storia.
E come tutto è reale, senza fronzoli.
Non fanno che gesti elementari, necessari, tanto che alla fine il disparire del Cristo sembra un fare scontato, quasi una consuetudine.
Ci piace la linearità, ma non basterebbe a farci amare così tanto quella storia, che invece amiamo così tanto per un'altra ragione ancora: in tutta la storia, ognuno non sa.
Gesù sembra non sapere di sé, né della sua morte.
Poi loro, i due uomini, non sanno di lui né della resurrezione.
Alla fine si chiedono come hanno potuto non riconoscerlo, come hanno potuto.
Noi conosciamo quella domanda.
Come abbiamo potuto non sapere, per così tanto tempo, nulla di ciò che era, e tuttavia sederci alla tavola di ogni cosa e persona incontrata lungo il cammino?
Cuori piccoli, i nostri, che nutriamo di grandi illusioni, e alla fine, ci ritroviamo a camminare come ciechi discepoli a Emmaus, al fianco di amici e amori che non riconosciamo, fidandoci di un Dio che non sa più di se stesso.
Conosciamo l'avvio delle cose, ne riceviamo la fine, ma ne manchiamo sempre il cuore.
Aurora, però già epilogo, perenne scoperta tardiva di un cuore che ha appena smesso di battere.
Un giorno, arriverà quel gesto che ci farà capire.
Ma non è ancora giunto il nostro momento.
Per adesso, viviamo.
Ho cercato di spiegarlo al mio fidanzato affinché lui sapesse.
Non mi ha ascoltato.
Ha fatto finta.
Non mi ero spiegata.
L'ho ridetto.
Ci siamo capiti.
Per davvero?
Omaggio ad A.Baricco, Emmaus.
7.5.10
offeso
Quel momento che hai sempre cercato o perlomeno sperato di poter rimandare.
Stamattina, quando ti sei alzato, stanco ma sempre euforico di vivere, in ritardo ma sempre con la voglia di arrivare lontano, non sapevi che oggi sarebbe stato proprio quel fottuto giorno.
Quel giorno in cui tutto assume un colore. Quello sbagliato.
In cui ogni maledettissimo sforzo che era stato fatto, si scopre essere stato indirizzato nella direzione sbagliata.
In cui le uniche persone che avrebbero dovuto essere presenti, incondizionatamente e calorosamente nella tua vita, si scopre che non hanno mai visto che loro stesse riflesse in te.
In cui ogni loro tentativo di avvicinamento, controllo, amore, altro non era che una loro mera gratificazione personale.
In cui la superficie sembra essere più ricca della profondità.
In cui le apparenze recitano da protagoniste.
In cui tutta la fatica rimane tale.
In cui ogni speranza si trasforma in rabbia e delusione.
In cui il pianto diventa la sola forma di comunicazione possibile.
In cui la stanchezza prende il sopravvento.
Proprio in quel momento, vaffanculo.
Vaffanculo perché infantile e perché sì.
Vaffanculo perché ne ho voglia.
Perché sono stanca di lottare contro fantasmi, perché quei maledetti mulini a vento rimangono tali anche alla luce del sole, perché non serve troppa immaginazione per sentirsi malati, perché la mia voce é ormai muta, perché scoppiare a piangere pervasi dalla sensazione di vuoto che lasciano alcune relazioni fa male anche in una tiepida notte di primavera, perché neanche la libertà del movimento riesce ad anestetizzare la costanza di un dolore che proviene da dentro e non se ne va, perché capire e comunicare la bellezza delle cose non serve se nessuno attorno a te parla la tua lingua, perché nulla ha valore se non è condiviso, perché allora ci si sente davvero soli.
In coppia, in famiglia, in società, fra amici, nella folla, nel mondo.
Perché coloro che abbandonano forse non colgono fino in fondo la portata di un tale gesto.
Perché la loro coscienza si ripulisce all'istante.
Perché la loro conoscenza non va mai troppo in profondità.
Perché la superficie costa meno fatica.
Perché su é sempre meglio che giù.
Perché sono incazzata e dico vaffanculo.
Perché voglio cambiare tutto questo, ma forse davvero non si può fare.
Perché là in fondo vedo una luce, ma loro, da quella fottuta caverna, non vogliono uscire.
E che ci restino.
Ma non smetterò di esprimere giudizi di valore.
Perché ogni cosa ha il suo peso.
Perché voglio capire e comprendere il senso della Vita e dell'Amore.
Perché non so per quale inconsapevole ragione siamo finiti qui, ma sento essere un dono fantastico, e solo chi ne ha intravisto la potenza, chi è abbastanza forte per confrontarvisi, chi ne accetta i potenziali rischi, vi si immerge.
Fino al collo.
Fino a soffocare.
22.3.10
mad for supermarket_una rivisitazione

Fare la spesa.
Andare al supermercato per necessità, dovere o piacere e ritrovarsi immersi in un mondo di colori e profumi inebrianti. venire travolti da un turbine di cibi, confezioni, contenitori, marche differenti ognuna con un logo più accativante del vicino, tutti creati da menti plasmate dalla rigida logica del mercato.
I colori lottano a chi è più sgargiante o accattivante, i cibi vogliono essere i più freschi, belli e senza difetti, come ad un casting per modelli in cui ogni dettaglio errato deve venir mascherato da un appropriato trucco e un capello fuori posto, subito rimesso in riga.
Una sfida continua, una rincorsa contro l'invecchiamento, contro quella data di scadenza che segna la fine di ogni prodotto, quella stessa data che determina il posizionamento di un prodotto più o meno in profondità nello scaffale, più o meno vicino alla mano lesta e in modalità automatica del'ipnotizzato consumatore.
Radio, luci, colori, odori, posizioni tutti é attentamente studiato.
Ogni dettaglio è un tassello in più alla costruzione del luogo perfetto in cui ogni cliente può esercitare il proprio potere d'acquisto in maniera più o meno complusiva, più o meno abbondante, più o meno eclettica, personale, egoista, familiare o altruista, quali siano le ragioni per cui ci reca al supermercato.
La vittoria dei proprietari dei supermercati consiste nella capacità di plasmare le necessità del potenziale acquirente, modificandone le necessità iniziali lungo il suo tragittare fra le corsie numerate e strabordanti di prodotti del grande magazzino.
Si entra per comprare il latte, il pane e le uova e si esce con tutto il necessario per la prima colazione, dai cereali per i bambini alla marmellata ipocalorica per la mamma a dieta, ma passando per il reparto gastronomia ci si accorge che sarebbe decisamente accompagnare il pane con del buon Crudo di Parma che però non può restare senza paté d'olive, una buona lattuga o una mozzarella (da affettare, buona e succosa, o già a fette evitando anche il problema di dover fornirsi di un buon coltello che tagli senza farci impazzire come è già accaduto più e più volte facendoci così perdere la seconda corsa dopo le 8 della metropolitana, catapultandoci quindi nell'universo delle carrozze straripanti di gente innervosita, forse per lo stesso futile motivo del coltello?), o, scegliendo le uova più fresche, derivanti da galline allevate fuori dagli allevamenti costrittivi e in ambienti sani e gioiosi, ci si accorge che forse questo alimento così felice e semplice da abbinare non fa che accrescere il livello del colesterolo cattivo del nostro caro maritino e quindi cerchiamo disperatamente la corsia dei prodotti dietetici-integratori alimentari in cui, assieme alla colla di pesce, l'artiglio del diavolo e l'aloe vera, troveremo sicuramente un rimedio parafarmaceutico contro l'incremento del colesterolo (da abbinare ovviamente ad una di quelle coloratissime bottigliette simil-yogurt che dovrebbero svolgere la stessa funzione, ma regalandoci anche un dolce e piacevole risveglio in sintonia con quella natura perduta, che sembra così lontana dalla nostra frenesia metropolitana).
Apparentemente il "fare la spesa" è un momento che non comporta scelte, prese di posizione politiche o sostegni a gruppi o moti pro-ambiente/donne/polli/coltivatori/apicoltori/commercio equo o solidale che sia.
Fare la spesa é diventato il momento in cui più ci si espone in assoluto a livello politico, sociale e di classe.
Le nuove analisi sociologiche dovrebbero venir svolte interamente nei supermercati dimenticando ogni altro luogo apparentemente ricco di segnali altri e indicazioni utili.
Guardare nel carrello del nostro vicino può darci molte più informazioni che guardargli l'abito, leggergli l'agenda o i messaggi del telefono cellulare.
Scegliere il latte bio, intero o parzialmente scremato, la carne rossa o bianca, il tonno all'olio d'oliva o al naturale, le olive nere o verdi, la pasta di grano duro o integrale, l'acqua naturale o frizzante, gli spinaci freschi o surgelati.
Un mondo di scelte, in un mondo di colori.
Scegliamo bene il momento in cui ci rechiamo al supermercato.
Dobbiamo valutare se vogliamo condividere il nostro tempo con teneri pensionati che centellinano ogni acquisto, operai in pausa pranzo che formeranno lunghe code alla cassa "max 10 pezzi" con 2 etti a testa di prosciutto cotto appena affettato,famiglie isteriche con carrelli strabordanti di prodotti, coppiette indecise o single indaffarati che vagano come trottole fra piatti pronti e dvd da noleggiare.
Rivalutare il momento della spesa come momento cruciale della nostra esistenza, in cui possiamo finalmente emergere dall'anonimato in cui siamo stati relegati e fare sentire la nostra debole, ma economicamente determinante, voce.
Incontrare persone sempre diverse, ognuna con una storia, una vita al di fuori di quegli scaffali colmi di cibo in scatola, bevande o dolciumi. Momento socializzante. Momento anti-sociale e della perdita in cui tutto svanisce tanto velocemente quanto la sua formazione e quando usciamo ci si sia già dimenticati del viso della cassiera, dell'addetto ai detersivi o del nostro "vicino di coda".
Frenesia della vita moderna con le sue disattenzioni e il suo logorio, come diceva qualcuno.
Dopo tutto questo, forse qualcuno deciderà di abbandonare il supermercato optando per un ritorno alla più romantica, seppur datata e sicuramente meno economica, bottega, forse nella speranza di sfuggire a tutto questo, forse segnando ancor più un'appartenenza ad una nicchia sempre più definita.
Scelte.
di stile. di cibo. di vita.
Vorrei concludere questa piccola apologia del "fare la spesa" ricordando, come un'anacronistica maestra di yoga, e forse anche un pò fuori luogo, l'importanza dell'alimentazione nelle nostre giornate, l'influenza sul nostro umore delle sostanze più o meno colorate che ingeriamo quotidianamente.
Mangiare bene per sentirsi in forma.
Mi sembrava suonasse più o meno così.
Enjoy Food And Its Mad Morld.
Un grazie speciale a Jamie Oliver per lo stimolo che mi regali quotidianamente a non mollare mai, non cedendo alla tentazione del cibarsi solo per sopravvivere all'indomani.
(sarebbe stato più appropriato se fossi stata una maratoneta che ringrazia il suo allenatore, ma anche il cibo, si sa, vuole i suoi miti da sfatare e imitare)
17.3.10
Contemporaneità di un amore.

La felicità è amore, nient'altro.
Felice è chi sa amare.
Amore è ogni moto
della nostra anima in cui essa
senta se stessa e percepisca
la propria vita.
Felice è dunque
chi è capace di amare molto.
Ma amare e desiderare
non è la stessa cosa.
L'amore è desiderio fattosi saggio;
l'amore non vuole avere
vuole soltanto amare.
Herman Hesse
Amore.
Non voglio muovermi.
Voglio capire, indagare, esplorare, vivere, andare a fondo, articolare ogni componente razionalmente sfuggevole di questo sentimento che mi pervade anima e corpo, in nome di una sensazione che non mi concede tregua, che mi regala le speranze più feconde e le delusioni più irreparabili.
E questa ricerca ha il suo centro in te.
A partire da me.
Soggettività di un processo emozionale generato dal nostro io più profondo e in cui veniamo pervasi, invasi, evasi.
Amore come emozione d'amore, come slancio, languore, desiderio, sogno.
Amore come energia creativa nel suo manifestarsi.
Energia che, attraversandomi, mi usa come sostanza per edificare un nuovo mondo, fuori, e un nuovo me stesso, dentro.
Amare ciò che ci sta creando e ciò che stiamo creando.
Sentimento bi-univoco di cui siamo figli e genitori.
Relazione in cui siamo al tempo stesso amanti e amati.
Relazione in cui possiamo, al tempo stesso, essere amanti e non amati o amati e non amanti.
Disparità di una relazione in cui chi ama si trasforma nel portatore sano di una crescita emozionale interiore che avvia alla nascita di un nuovo sé e di quel prototipo di collettività che si instaura nel tra-due dell'amore e in cui l'amato si rivela essere il perno, l'asse e il cardine attorno a cui si sviluppa l'esperienza della fusione, plasmando e modificando il mondo dell'amante consentendogli l'esclusivo accesso ad un mondo altro.
Esserci e non esserci.
Di quel sentimento, di quella persona e, di conseguenza, di quel mondo.
Inizio e fine dell'amore.
Oggi, dopo tanti viverci e non viverci, non si tratta più di percepire la paura della perdita, della tua perdita unita al senso di ansia mescolata al senso di vuoto seguito dal dolore dettato dal tuo potenziale non esserci, ma dobbiamo iniziare a riflettere sulle possibili conseguenze di questo amore e rispetto dell'amore.
Tutti i punti di riferimento, tutte le precedenti mete sono già state sconvolte più e più volte in maniera ogni volta catastrofica e ogni volta apparentemente definitiva.
Ma così non é stato.
Ogni volta un pezzo è stato ricostruito, un pezzo di cuore è stato rimesso al suo posto.
Sempre più forte.
Così il mio cuore. (E penso anche il tuo)
Che è stato distrutto, spezzato, ricomposto.
E ora é compatto, unito contro la forza distruttrice della debolezza, della menzogna, della vendetta e dell'egoismo nemico dell'amore.
Le idee sono lì.
La loro espressione é decisamente più confusa.
Sintomatica.
Paratattica.
Episodica.
Ma vivono. Percepiscono il potere di questa nuova evoluzione, di questo cambiamento che ne sta segnando la natura, di queste discussioni che, rimettendo in gioco premesse a tratti dimenticate, ne rinvigoriscono lo spirito preparandolo ad affrontare il "poi".
"Se vogliamo andare da qualche parte, dobbiamo passare anche da qui."
Ed é per di qui che stiamo passando.
Ed é in questo qui che sto sbattendo la testa ogni mattina, che sto convogliando ogni pensiero, che sto riconducendo ogni azione.
Mi accontento di essere qui.
Ma mi chiedo anche in che angolo di anima sono stata relegata. Che pezzo di cuore mi è stato dedicato.
Forse più nessuno.
Il mio grido, oggi, va altrove.
Non chiedo un ruolo centrale nella tua vita.
Non pretendo di essere il catalizzatore di ogni tuo pensiero o il motore di ogni tua azione.
Non aspiro a distoglierti dalle cose altre che ti accompagnano ogni giorno.
Non voglio più ripetere alcuno di questi errori carichi di insicurezze.
Il mio grido, oggi, vuole toccare quella componente di rispetto insita nell'amore che nonostante tutto il male fatto e ricevuto, che nonostante tutte le incomprensioni generate e subite, vuole migliorarsi e andare oltre, ma sempre nel nome di quel rispetto che sta alla base di ogni forma di amore.
Condividere un pensiero, non temendo che questo ci possa venir rubato.
Condividere un'emozione, non pensando che questa possa venir criticata.
Perché il mio cuore é vivo, forte, sicuro, ma esige rispetto.
Perché la mia anima é viva, pentita, cangiante, ma esige rispetto.
Nei piccoli gesti e nelle grandi parole.
Nelle piccole parole e nei grandi gesti.
Riconosco la forza di una tale richiesta, che resta però lì, fine a se stessa, che non vuole andare oltre, che non aspira ad un significato altro, che non punta ad un legame non voluto, ma che vuole solo essere la base nuova-chiara-lineare-serena per una relazione, qualsiasi forma le vorrai dare.
Un grande amore spaventa forse più di una grande paura.
Un tale sentimento può spiazzare più di mille agguati inattesi.
Ma in fondo, noi, non abbiamo mai avuto paura.
Brivido dell'assoluto nel contingente, misterioso, meraviglioso e divino.
Dono che chiede lode e riconoscenza.
Me lo hai insegnato tu.




