4.1.09

drama



Personaggi in ordine alfabetico:

Cic

Mas

Michi

Vale


Camera d'albergo, sera, prima di cena.


Vale fa finta di guardare un film ma in verità dorme, profondamente.

Mas fa la doccia, dietro la tenda blu trasparente coperta di calcare.

Moquette blu a terra (ma non in bagno).

Dialoghi in inglese provenienti dal maclibro.


Suona un cellulare, Vale viene svegliata, lo raccoglie e e lo guarda con disprezzo. Preme il tasto muto.


Mas esce dalla doccia semi nudo, va in cucina e mangia un biscotto al farro.


Mas si avvicina al letto e controlla se Vale stia dormendo o meno.

Sta dormendo.


Suona di nuovo lo stesso celluare di prima, Vale viene nuovamente svegliata, e nuovamente preme il tasto muto.


Mas torna in bagno e si veste.


Suona un altro cellulare, mas esce dal bagno, vestito, e lo raccoglie. Per non svegliare Vale che sta ancora dormendo, Mas torna in bagno e risponde.


Mas: pronto?

Dall'altra parte del telefono, si sente distintamente una voce.

Cic: Michi sta per arrivare a Lambrate.

Mas: e cosa ci fai tu a Lambrate?

Cic: sono a casa di Mattia, con anche Sabina, Fharid ...

mas: che culo!

Cic: bhe, michi sta arrivando qui. Voi cosa pensate di fare?

(Michi non conosce nessuna di queste persone, a parte cic)

Mas (schiarendosi la voce): sicuramente per le sette non saremo lì. Vi chiameremo dopo non appena avremo le idee più chiare.

Cic: ok.

Mas esce dal bagno.

Vale emette degli strani versi, senza però emettere nulla di senso compiuto.

Dopo qualche minuto risuona il primo cellulare. Vale si guarda ben dal rispondere.

Dopo un minuto circa, riceve un messaggio di testo.

Michi le dice che sta per arrivare a Lambrate, da cic.

Vale continua a guardarsi ben dal rispondere, anche ai messaggi.


Cucina di Mattia in stile “vech Milan” con tavolo e un divanetto, Lambrate, ore 19.24.

Michi e Cic seduti al tavolo, in silenzio.

Michi non si è ancora cambiato la camicia della festa di capodanno della sera precedente.

Michi, prima di parlare, si sistema la camicia, il colletto e i polsini.

Michi: ma tu...leggi?!?

Cic, in silenzio, succhia dalla sua sigaretta e si aggiusta il cappelletto. Fa un altro tiro di sigaretta e si strizza i baffi.

Michi: leggi almeno due libri all'anno?

Cic: no.

Michi: ah.

Silenzio.

Michi: comunque intendo libri letti. Fino alla fine. ne leggi almeno due all'anno?

Cic: no.

Michi: in ogni caso penso che una persona abbia il diritto di lasciare i libri a metà. di non doverli leggere per forza, anche se, prendendo in mano il volume per la prima volta, non avrebbe mai pensato che sarebbe stato costretto ad abbandonarlo prima della fine.

Cic: già.

Michi: quindi stanno arrivando. (leggero tono interrogativo)

Cic continua a succhiare dalla sua sigaretta e non dice niente.


Michi: è il primo dell'anno. Il primo dell'anno bisogna pensare al passato. Pensare al passato fa diventare saggi. E questa mattina ho pensato che nel 2009 voglio essere saggio. L'ho scritto anche su Facebook. Tra l'altro, una delle mie occupazioni preferite su Facebook è quella di guardare le foto altrui. E farmi i cazzi degli altri. Infatti ogni tanto penso che, per una strana questione di correttezza morale, dovrei caricare anch'io delle immagini su Facebook, dando la possibilità anche agli altri di farsi i cazzi miei.


Cic continua a succhiare dalla sua sigaretta.


Michi: una volta ero una persona violenta. ho picchiato cinque, forse sei persone. L'ultimo era un mio amico. Gli ho dato dei pugni nello stomaco, e mentre lo guardavo contorcersi per terra, ho pensato “ma sono stato io a fare tutto questo. Non voglio farlo mai più”. E infatti da allora non ho più picchiato nessuno anche quando mi hanno quasi sputato addosso. Penso che lo sputo sia una delle umiliazioni più intollerabili in assoluto. Lo sputo toglie qualsiasi dignità alla persona che riceve lo sputo. Però quella volta, il tipo non mi aveva preso. E io non l'ho picchiato.


Cic non sa se accendersi un'altra sigaretta. Non se l'accende, ma prede in mano il cellulare per chiamare Vale.

Cic spera che qualcuno risponda al cellulare.

Cic si alza dalla sedia, inizia a domandarsi cosa fare con Michi nella cucina di Mattia.

Il telefono continua a squillare. Ma nessuno risponde al telefono.

Cic chiude la comunicazione. Scorre la rubrica del cellulare e seleziona il numero di Mas.

Squilla il telefono. Dopo 4 squilli Mas risponde (anche se Cic avrebbe aspettato un numero infinito di squilli prima di riattaccare la comunicazione).

Mas: oi!

Cic: oi! Allora? Dove siete? Arrivate?

Mas: siamo ancora qua. E tu dove sei?

Cic: sono ancora in cucina con michi, mentre Mattia sta giocando alla Playstation in camera. Bhe, ma quindi cosa fate? Venite o cosa?

Mas: vale non sta bene e sta dormendo.

Cic: e quindi se sta dormendo con vale non si può parlare. No perchè michi è qui nella cucina di mattia, mentre mattia sta giocando alla Playstation in camera.

Mas: (mentendo) io non ne sapevo neanche niente di questi spostamenti a Lambrate. E poi non devo mica sentirmi responsabile degli spostamenti di michi.

Cic: no infatti. Dovrebbe essere più Vale. Ma lei dorme e con lei non si può parlare.

Mas: adesso glielo dico e vi faccio chiamare.

Cic: ok.

Mas: ok.

Cic: cia'

Mas: cia'.


Stanza d'albergo con la moquette blu.

Vale sta ancora dormendo.

Chiudendo la conversazione, Mas esce dal bagno e cerca di svegliare Vale delicatamente. Vale, nonostante fosse stata svegliata dalla voce di Mas proveniente oltre la barriera della porta, continua a far finta di sonnecchiare.

Mas, toccandole dolcemente la fronte: ehi..

Vale, rigirandosi nel letto, sotto il piumone: mmm...

Mas: forse dovresti chiamare Michi. Ci sono due persone sedute attorno ad un tavolo di una cucina a Lambrate e non sanno cosa fare, ma entrambe si aspettano una risposta da te.

Vale: da me?

Mas: forse dovresti chiamare Michi.

Vale: si dovrei. Lo so. Ma non ce la faccio. Non ora, perlomeno. Ma poi cosa si aspettano da me? Cosa vogliono da me? È possibile che attorno al tavolo di una cucina in Lambrate due persone non siano in grado di decidere da sole senza dover parlare con me?

Mas: in effetti non so cosa sia stata quest'idea di Michi di andare da Cic un po' così, a caso. Non dovremmo sentirci noi responsabili per i suoi spostamenti.

Vale ride, entusiasta dell'idea di non doversi sentire responsabile degli spostamenti di qualcun'atro.

Mas: ma Michi rimbalza da una parte all'altra di Milano come un pacco postale che non vuole nessuno.

Vale: si, proprio come un pacco postale.

Mas: che non vuole nessuno.

Vale cerca di rimettersi a dormire. Non riesce a riaddormentarsi.

Vale: sono una persona pessima. Il fatto è che proprio non ce la faccio. A parlare con Michi. Né a parlare con Cic.

Mas: però dovresti. parlare, intendo.

Vale prende in mano il cellulare.

Mas: con Michi, almeno.

Vale: allora adesso scrivo a Michi.

Mas: ok.


Vale inizia a scrivere un convulso e lunghissimo messaggio di testo inserendovi tutte quelle lettere e parole che avrebbero dovuto prendere un senso e concretizzarsi nella sua voce, ma che invece occupano caratteri di uno schermo di cristalli liquidi.


Vale: messaggio inviato. ora siamo a posto.

Mas: si.

Vale: penso che mi metterò a leggere un pò. desiderio convulso di non comunicare. e di iniziare qualcosa per poter essere libera di non finirlo.

Mas: Michi ti appoggerebbe.

Vale: lo so. mi concedo la libertà di farlo unicamente per questo.


Vale prende in mano il volume. nuovo, ma inspiegabilmente, già rotto.

cade una pagina. i nuovi tipi di colle amiche della natura non sono affatto amiche della lunga vita dei libri.

Vale non può fare a meno di soffermarsi sulla causalità di un simile accadimento. inizia quindi a leggere quelle righe, un pò fra sé e sé, un pò ad alta voce: "...dice:" Il filo sottile che tiene insieme due persone". "Quale filo?" dice lei, come se tornasse a terra da una grande distanza. "Il filo di tutto quello che le tiene collegate anche quando sono lontane. Anche quando non si vedono e non si parlano." "Perché dici il filo?" "Perché è una cosa molto sottile e molto resistente, no? Che puoi anche vedere, ed è estensibile quasi senza limiti attraverso la distanza e il tempo." Lei lo guarda. Lui pensa a quello che succede quando decide di non sentire più M. e il loro filo sembra sul punto di spezzarsi, al senso di vuoto che sembra risucchiarlo impedendogli di stare fermo in un punto. Dice "Però non è affatto scontato che ci sia, il filo." "No?" "No. Magari due persone pensano di essere molto legate e provano ad allontanarsi e scoprono che, in realtà, stanno benissimo ognuno per conto suo." "E allora perché pensavano di essere legate?" "Perché erano tenute insieme da una colla di pura abitudine e oggetti e luoghi condivisi. é una colla così forte da sembrare una saldatura permanente, ma appena provano a staccarsi non c'è nessun filo che li segua." "Che triste." "Si. la maggior parte dei legami sono di questo genere, credo." "Come fai a sapere che invece il filo c'è?" "Quando provi a romperlo. E ti ritrovi in caduta libera attraverso il senso delle cose."


Vale: Mas?

Mas: Vale.

Vale: pensi che la nostra sia più una relazione filo senza colla o colla senza filo?

Mas: filo incollato, penso.

Vale: dici?

Mas: si. E tu?

Vale: colla infilata, penso.

Vale si alza improvvisamente dal letto, poco prima dell'insorgere di strane piaghe da decubito.

Vale: penso che ora andrò.

Mas: dove?

Vale: a ritirare il pacco.

Mas: che nessuno voleva.

Vale: che forse nessuno voleva.




ogni riferimento a cose o persone realmente esistite è puramente casuale.


Mas, Michi, Fra, Dalia, Fabri, Rob, Julia, Dona, Luisa, Cri.

16.12.08

im_maturità

non voglio che accada.
ma ormai è già successo.
non voglio che termini.
ma forse è già terminato.
prima ancora di iniziare.

parole mi rimbombano per la testa come in un'eco senza fine.
vorrei poter smettere di ascoltare.
ma viene da dentro.
vorrei poter riascoltare.
ma è stato detto. 

ho ancora troppo da dire.
c'è ancora troppo che voglio che tu senta.
sicuramente ascolterai.
ma probabilmente non cambierai.
idea. pensiero. convinzione.


serena malinconia di una giornata di sole. in cui tutto è perfetto.
forse troppo.




If it weren't for your maturity none of this would have happened 
If you weren't so wise beyond your years I would've been able to control myself 
If it weren't for my attention you wouldn't have been successful and 
If it weren't for me you would never have amounted to very much 

Ooh this could be messy 
But you don't seem to mind 
Ooh don't go telling everybody 
And overlook this supposed crime 

We'll fast forward to a few years later 
And no one knows except the both of us 
And I have honored your request for silence 
And you've washed your hands clean of this 

You're essentially an employee and I like you having to depend on me 
You're kind of my protégé and one day you'll say you learned all you know from me 
I know you depend on me like a young thing would to a guardian 
I know you sexualize me like a young thing would and I think I like it 

What part of our history's reinvented and under rug swept? 
What part of your memory is selective and tends to forget? 
What with this distance it seems so obvious? 

Just make sure you don't tell on me especially to members of your family 
We best keep this to ourselves and not tell any members of our inner posse 
I wish I could tell the world 'cause you're such a pretty thing when you're done up properly 
I might want to marry you one day if you watch that weight and keep your firm body 

We'll fast forward to a few years later 
No one knows except the both of us 
And I have honored your request for silence 
And you've washed your hands clean of this 


Hands clean, Alanis Morissette

11.12.08

godot comes_3

L'ultimo.
e poi prometto che la smetto.
ma è troppo. tutto. insieme.
per non continuare.
troppo assurdo per essere lasciato in pace.
troppo vero per non essere assurdo.

ESTRAGON:
We came here yesterday.
VLADIMIR:
Ah no, there you're mistaken.
ESTRAGON:
What did we do yesterday?
VLADIMIR:
What did we do yesterday?
ESTRAGON:
Yes.
VLADIMIR:
Why . . . (Angrily.) Nothing is certain when you're about.


Beckett Samel, Waiting for Godot.

godot comes_2

Un secondo omaggio alla medesima surrealtà.
non posso più farne a meno.
la mia nuova droga. 
è surreale.
assurda.
come Godot.
che alla fine.
nonostante ciò che dicono.
arriverà.


(decostruzione sintattica. per te)




ESTRAGON:
People are bloody ignorant apes.
He rises painfully, goes limping to extreme left, halts, gazes into distance off with his hand screening his eyes, turns, goes to extreme right, gazes into distance. Vladimir watches him, then goes and picks up the boot, peers into it, drops it hastily.
VLADIMIR:
Pah!
He spits. Estragon moves to center, halts with his back to auditorium.
ESTRAGON:
Charming spot. (He turns, advances to front, halts facing auditorium.) Inspiring prospects. (He turns to Vladimir.) Let's go.
VLADIMIR:
We can't.
ESTRAGON:
Why not?
VLADIMIR:
We're waiting for Godot.
ESTRAGON:
(despairingly). Ah! (Pause.) You're sure it was here?
VLADIMIR:
What?
ESTRAGON:
That we were to wait.
VLADIMIR:
He said by the tree. (They look at the tree.) Do you see any others?


S. Beckett, Waiting for Godot.

godot comes_1

In omaggio alla nostra quotidiana surrealtà.

ESTRAGON:
What?
VLADIMIR:
Suppose we repented.
ESTRAGON:
Repented what?
VLADIMIR:
Oh . . . (He reflects.) We wouldn't have to go into the details.
ESTRAGON:
Our being born?
Vladimir breaks into a hearty laugh which he immediately stifles, his hand pressed to his pubis, his face contorted.
VLADIMIR:
One daren't even laugh any more.
ESTRAGON:
Dreadful privation.
VLADIMIR:
Merely smile. (He smiles suddenly from ear to ear, keeps smiling, ceases as suddenly.) It's not the same thing. Nothing to be done. (Pause.) Gogo.
ESTRAGON:
(irritably). What is it?
VLADIMIR:
Did you ever read the Bible?
ESTRAGON:
The Bible . . . (He reflects.) I must have taken a look at it.
VLADIMIR:
Do you remember the Gospels?
ESTRAGON:
I remember the maps of the Holy Land. Coloured they were. Very pretty. The Dead Sea was pale blue. The very look of it made me thirsty. That's where we'll go, I used to say, that's where we'll go for our honeymoon. We'll swim. We'll be happy.
VLADIMIR:
You should have been a poet.
ESTRAGON:
I was. (Gesture towards his rags.) Isn't that obvious?
Silence.


Beckett Samel, Waiting for Godot.

surrealtà

per te che accompagni le mie notti. tutte le mie notti.
per che mi disturbi dall'asana dell'albero e, a volte, anche del cobra.
per te che tolleri così a fatica la deconcentrazione, ma adori la surrealtà della nostra -forzata, a tratti, dalla mia.
per te che leggi tutto e non commenti mai.
per te che starai scrivendo.
per me che starò leggendo.


infiniti.
come i giorni che mi separano dal 20.
come i minuti che mi separano dal momento di surrealtà quotidiano.

pieni.
come i dialoghi sulla surrealtà.
come un commento sulla non realtà.

devastante.
come l'attesa per un verdetto.
come un'aspettativa che non si sa fino a che punto potrà essere disattesa.

ineffabile.
come l'ermetismo.
come la riservatezza.

ilare.
come woody nei momenti migliori.
come il mondo dell'arte contemporanea.

"ma come?, dice lui,  non ti piaceva quel cubo di plexiglas in mezzo alla stanza?
o quella scatola di polistirolo sotto la scala?"

inizio a ricordarmi.
la mia attenzione ha avuto, stranamente, alcuni attimi di concentrazione.
e il soggetto di tutto questo, non è che un surreale mondo notturno che addolcisce le tristi notti di anime vaganti, ignare di cosa le attenderà al di fuori di questa pittoresca comédie humaine.
vladimir ed estragon saranno lì.
ogni notte. 
ad aspettare.
ad aspettarlo.
anche se sanno che arriverà sono nel momento in cui inizieranno a cercarlo.
sapientemente.

 

9.12.08

8.12.08

ermetismo

Le mie giornate scorrono senza che nemmeno me ne accorga.

troppo a cui pensare.

troppo poco tempo per farlo.

un ermetismo diffuso nasce da tutto questo.

pochi pensieri. concisi. inespressi. ridotti all'estrema compattezza.

oggi va così.

domani chissà.

ma io penso che andrà allo stesso modo.


riporto su questa pantalla pixelata ciò che avevo annotato in questi giorni su fogli, scontrini, pezzi di carta e supporti più o meno virtuali. non elaborerò nulla. lascerò che il tempo mi aiuti a sviluppare questi concetti e ritrovarne un'applicazione e una degna concretizzazione. saggio aiuto del tempo. per fortuna che ci sei tu che, anche se all'inizio nessuno ti crede, poi sei il solo che aiuta a capire, metabolizzare, dimenticare, ricordare, ravvivare e definire.

sarà una mail terribilmente fredda e a tratti distaccata. ma non per volontà. e se lo è la mail non è detto che lo sia anche io. ma devo ammettere che mi sono terribilmente stufata di tutto quel mondo di infinita retorica che spesso ci siamo portati addosso come un cappotto che ci pesa e non ci riscalda affatto.

nessuna implicazione è contenuta in queste parole.

semplicemente combatto fra la voglia di giocare con le parole e la volontà di dare un senso a tutto ciò che scrivo. che ti scrivo.

come in una lista della spesa.

una terribile e silenziosa lista della spesa persa in qualche remoto ipermercato di non-so-bene-quale-città in non-so-bene-quale-paese.



pensiero 1.

mail. narciso. adone. retorica a tratti stantia e ripetitiva mescolata ad una volontà di essere teneramente dolci. per troppo tempo sono stata abbagliata da tutto questo. voglio solo cose vere. sincere. e chiare. 

forse ho bisogno di tanta chiarezza negli altri forse proprio perchè io non lo sono affatto. 

ma questo è un altro problema, come diresti tu. o forse no?


pensiero 2.

eccessiva esaltazione dell'aspetto fisico. non ho più voglia di fare l'amore. in generale. con nessuno. non ho neanche lontanamente la testa per concedermi a qualcuno fisicamente. i miei pensieri sono sempre e costantemente altrove. su quel futuro che pensavo di avere trovato, mentre invece lo sto ancora, miseramente, cercando.

ironia di un destino che mi ha portato lontana, mentre tu ti stai inesorabilmente avvicinando.

e io che faccio?cerco solo di non sprecare il denaro di questo viaggio.

cerchiamo di far fruttare i soldi in qualche modo.

almeno quelli. 

dato che le idee decidono di fruttare solo quando fa comodo a loro.


pensiero 2 bis. 

aspetto fisico esaltato in ogni suo aspetto. non posso e non voglio vivere circondata da questo terribile mondo del guardare solo per guardare senza vedere nulla. non posso resistere con una persona che è attratta da me per ciò che sono fisicamente. anche sì. ma non voglio sentirmi ripetere "che braccia, che spalle, che schiena". è finito il tempo dell'esaltazione del culturismo.

adoro curare il mio corpo, ma odio che qualcuno me lo faccia notare.

insensata paranoia profondamente radicata in un io non più modificabile.

non fino a questo punto. perlomeno.

o forse no?


pensiero 3.

adoro la moda, sì. ma solo quella che faccio io.

adoro fare fotografie, sì. ma solo come dico io.

egoismo ridondante.

cambiamento diffuso.

non voglio essere vittima della moda. nè tantomeno di questo fottutissimo istituto. che mi sta inesorabilmente sottomettendo ai suoi gusti e ai suoi ritmi che, invece non fanno che aumentare questo senso di nausea.

il tempo dello psico-reato è lontano dal ritornare presente.

o forse no?


pensiero 4.

illusione.

come si può parlare di illusione, di venire illusi, quando per mesi non ho fatto che cercarti e dimostrarti di essere lì solo e soltanto per te e tu te ne sei sbattuto. o forse no?

forse io non ti ho mai cercato. non ti ho mai dimostrato nulla.

e tu tantomeno.

1-1: palla al centro.


pensiero 5.

sbattersene.

forse sono io che me ne sono sbattuta ogni volta che te andavi dicendo che sarebbe stata l'ultima? cosa c'è di diverso oggi in te da quell'ultima volta? cosa c'è di diverso in me da quell'ultima volta che non mi fa più commuovere quando mi dirai che te ne andrai ancora. per sempre?

nuova sensibilità. forse.

nuovo io. non penso.

nuovo modo di vedere le cose-sentire-provare-richiedere-esigere-dare-fare-disfare. molto probabile.


pensiero 6.

ho passato mesi ricevendo sempre gli stessi messaggi. nel bene e nel male. e sperando in un cambiamento. nel bene o nel male. come amano dire quei seguaci di quel grande esempio di amore che oggi sembra essere stato un pò dimenticato, da alcuni, e sopravvalutato, da altri.

cerchiamo il nostro amore.

cerchiamo di fornirne noi un esempio. e non qualcun altro.

dio è morto. dicevano.

io non ci credo.

ma lasciatemi pensare che possa essere anche così.

chissà perchè poi la gente sbatte ancora, e in maniera così forte, la testa contro il muro per cercare di capire cosa sia questo maledettissimo amore, invece di viverlo un pò.

mi sono stancata di parlare di amore.

mi viene la nausea.

lo stomaco si sta ribellando. rivoltando. un'altra volta. la seconda da quando sono seduta davanti a questo schermo che prima o poi finirà per accecarmi.

mi è passata la fame.

peccato, era ora di pranzo.

peccato, avevo preparato una splendida frittata di zucchine. l'ennesima.

forse meglio così.

sì, è sicuramente meglio che mi  sia passata la fame, almeno non devo mangiare la stessa merda per il quinto giorno di fila.


pensiero 7.

difesa.

naturale e inarrestabile meccanismo di difesa.

apertura-chiusura al mondo.

indicibilità di  una situazione non ben definita.

indefinitezza di una situazione temporaneamente ben definita.

attesa di un momento che verrà in cui le cose sembreranno e potranno cambiare.

per il momento sto. e ora stai. come dicevano le migliori insegnanti di aerobica, strizzate nelle loro tutine dai colori psichedeliche in quegli eclettici anni Ottanta.


il numero 7 ci conduce alla fine.

in questa temporanea fine ti abbraccio.

io-abbraccio-te.

siamo chiari.

per una volta.


con quello che tutta questa chiarezza potrebbe mai comportare.


4.12.08

strategie

assurdo fatto di scrivere una mail.

assurda e ironica sensazione nel scriverti una mail che, in realtà è stata già scritta, le cui parole sono già state tasteggiate su piccole caselline bianche affinchè diventino elementi carichi di significato, ma la cui concretizzazione è finita chissà dove in questo maledetto etere che, Gargamella e i suoi colleghi, non si decidono a far funzionare totalmente per non renderci la vita eccessivamente semplice, evitando che la loro funzione, con il passare del tempo, forse, venga meno. (anche se sinceramente non mi dispiacerebbe un mondo con un pò meno Ing e un pò più di sicurezza in queste macchine maledette).

anyway.

per evitare possibili sorprese scrivo sapientemente in Text Edit e salvo ogni 2-3 minuti, aggirando queste maledette macchine che, alla fin fine, qualcuno dei nostri simili ha inventato e quindi, noi, in quanto simili, possiamo individuarne strategie di raggiro.

mail addiction.

nuova droga che segna le mie misere giornate.

o forse la dipendenza alla scrittura è dettata da un remoto e inconscio desiderio di lettura.

la seconda che hai detto. suggerisce Quelo.

mac_libro

apro il mac_libro bianco, cerco l'icona di Safari, entro nella giungla. attendo che la barra diventi blu. digito un destinatario. e inizio a scrivere. un flusso continuo di pensieri senza senso. di concetti che cerco di farti arrivare, con tutta la difficoltà che questo comporta. la difesa dello schermo bianco, sicuramente, non ha rivali. è altissima. una barriera senza paragoni.

e quindi esce tutto. o quasi. in una maniera più o meno chiara. cerco di farti arrivare almeno una parte di tutto questo. ma poi mi imbarazzo e non ti parlo di nulla.

d'altronde non ci puoi aspettare troppo da una laureanda in scienze umanistiche per la disoccupazione che si ritrova in un contesto di finti artisti alle prese con lampadine di tungsteno più o meno potenti.

adoro il tungsteno.

odio la mia incapacità nel maneggiarlo.

adoro la possibilità di poter comunicare attraverso la scrittura.

odio la mia limitatezza nell'utilizzarlo.

adoro farmi la doccia bollente fino a scottarmi.

odio i capelli che muiono miseramente su una ceramica bianca.


non ho mai voluto entrare in maniera irrispettosa nella stanza d'albergo altrui, ma le receptionist non capiscono mai nulla e non ho la pazienza di aspettare e ripetere. ma soprattutto aspettare.

niente prenotazione via fax questa volta.

sarà per la prossima volta. forse.


13.12.07

sì, le dona. bis


ti svegli.
dove sei?
a casa.
chi c'è nel letto accanto a te?
è tua moglie, ricordi,
non sei più in carcere.
dorme.
coi pugni chiusi, come un angelo.
le dona essere incinta.
sì, le dona.
nazim hikmet - a bit modified

sì, le dona.


La senti,
ti spia dolcemente, seduta timidamente sul pavimento,
mentre in tutta la tua sensualità e genuina bellezza
ti lasci coccolare dal calore della doccia bollente e
ti abbandoni al massaggio dell'acqua sul tuo corpo.

Altrettanto dolcemente, tua moglie si accarezza
il tondo ventre che ti porta dentro, più concretamente che mai,
più amorevolmente che mai.

Eccolo
il vostro amore,
di cui si è smesso di parlarne
per iniziare a farne, viverne,
sentirne il caldo abbraccio, l'odore,il calore
percependolo più bello, vero e sincero
di qualsiasi utopia o ideale.

Solo così
la vita potrà diventare un sogno,
non rinchiudendosi in una torre d'avorio, ma
cercando di trovare in essa tutto l'amore del mondo.

Quell'amore che inebria
ogni goccia di vapore acqueo che riempie la stanza,
che vi avvolge, protegge, rassicura.

Le dona essere tua.
Sì, le dona.

un giorno disumano


ora che te ne vai
e mi lasci sempre meno sola
ora che non ci sei
sara' un'altra musica

ora che te ne vai
hai smesso anche di fumare
e non ho piu' rancore
per tutte quelle cose
che avrei voluto dire

da principio era la neve
non e' stata colpa mia
siamo andati in culo al mondo, ma ci sei finito dentro
e ci son venuta anch'io
che mi son venduta a dio
per non esserti lontano
in un giorno disumano

ora che te ne vai
senza farti una ragione vera
e' civile incomprensione
questa e' la musica e forse in qualche nota restera'
qualcosa che per ora se ne va

ora che te ne vai
non fai piu' rumore
non fai nessun dolore
non c'e' nessuna grazia
e' un ago dritto al cuore

da principio era la neve
non e' stata colpa mia
siamo andati in culo al mondo, ma ci sei finito dentro
e ci son venuta anch'io che mi son venduta a dio
per non esserti lontano
in un giorno disumano

da principio era la neve
e per noi ho deciso io
che mi son sentita dio
per amarti da lontano
in un giorno disumano

ora che te ne vai
e mi lasci in quelle notti al buio ad aspettare
con le ginocchia in bocca in quel silenzio ingordo finche' non avrò toccato il fondo
e' un valzer sottovoce
e tornera' la luce

da principio era la neve
non e' stata colpa mia
siamo andati in culo al mondo,ma ci sei finito dentro e per noi non ho deciso io
che che non ho voluto questo addio
ma ti amo da lontano
in un giorno disumano.


(testo orginale modificato)

13.10.07

inflazione


alle volte si crede di essere unici.
alle volte si crede di essere soli.
alle volte si crede di essere invincibili.
alle volte.
altre no.

assurdo fenomeno dell'inflazione.
assurdità nel credere di essere uno quando invece si è tre.
assurda incoscienza nel credere di essere fruitore unico di servizi particolari, quando invece si è in tre.

ci sono momenti in cui crediamo di poter avere il controllo di ciò che scriviamo, leggiamo ed elaboriamo. ma ci sbagliamo.

stupida incoscienza dell'essere umano che crede di essere unico e che crede di poter esercitare un controllo su ciò che, più o meno concretamente, gli appartiene.

una volta avevo una casella di posta elettronica personale.

ora ho una casella di posta in condivisione.

dal momento che va così di moda lo "sharing" di auto, case, e perchè no, anche di fidanzati, si è ritenuto giusto condividere anche la casella di posta elettronica.

se ci pensiamo bene, la casella postale "cartacea" è condivisa da tutti i membri della famiglia; quindi perchè non condividere anche quella virtuale?

forse, nella realtà, le cose non avvengono esattamente in questo modo, forse la casella di posta riceve lettere che poi vengono smistate fra i vari titolari della casella con il migliore sistema di privacy possibile: la busta chiusa.

nell'era del virtuale dilagante, nell'era del "faccio tutto on line, anche sesso" sembra il minimo avere una casella di posta virtuale.

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compilando questi due piccoli "blank spaces" si accede ad un mondo incontaminato, un piccolo spazio personale escluso ad ogni altro frequentatore del web, uno spazio gestibile in totale libertà.
questo è ciò che dovrebbe accadere, nella teoria.
questo non è ciò che sempre accade, nella pratica.

arriva il giorno in cui scopri che la tua corrispondenza, quindi tutta la tua vita telematica, era sotto sorveglianza, era nelle mani anche di qualcun altro, di qualcuno di insospettabile, di qualcuno irrispettoso o, forse, iper-sincero stufo di una serie interminabile di menzogne o sospettabili come tali.

fino a che punto è valido, è morale, è giusto, violare la proprietà altrui per conoscere, per sapere, per indagare situazioni che ci riguardano in prima persona per una sorta di auto-tutela.
fino a che punto?

non sarò certo io, accusata di immoralità ed incoerenza, a voler cercare di definire cosa sia giusto o sbagliato a questo mondo, non sarò io a ricoprire questo gravoso compito.
mi limiterò semplicemente a considerare le conseguenza, più o meno plausibili ed accettabili, che possono scaturire da un simile atto.

leggere la corrispondenza è un modo molto intimo e diretto per penetrare nella vita di una persona. concordo.
quello che si legge è tale perchè rimane: carta canta. concordo.

ma quello che si legge è stato scritto da fallibilissimi esseri umani che cercano di creare un contatto con un mondo che li circonda, li accoglie e che, a tratti, li opprime.

le reazioni che possono scaturire da queste situazioni contingenti sono legate allo stato d'animo, che non sempre è noto all'ignoto lettore.

voglio semplicemente concludere dicendo che , come mai prima, ho preso coscienza ("era ora" o "meglio tardi che mai", direte voi) del fatto che ogni azione ha una conseguenza più o meno sperata: anche la lettura della casella postale altrui.

non so fino a che punto valga la pena trarre delle conclusioni errate, senza conoscerne le motivazioni che le sottendono.

ma forse è anche questo il bello di rischiare.

cari lettori di caselle postali altrui, non vi biasimo per le vostre azioni, ma credo che, poi, le reazioni vadano sondate con i cosiddetti, piedi di piombo (che rimangono tali anche nell'era del virtuale).
dopotutto, se ci sono così tanti interessati ad una stupida casella postale, un motivo ci dovrà pur essere.
rendersi la vita un pò più avventurosa, perchè no?

11.10.07

poesia; 12-20


Non era solo una domanda. Non era
Solo quella

Che non sta ferma sulla bocca, non era solo
La domanda che nemmeno si osa fare

E che però grida da tutti i secoli
Nelle fratture d’ossa, negli scafi
Rovesciati, nella miccia di prima vita
Laggiù nel ventre

Non era solo quella sfacciata, stupida,
feroce domanda di non morire mai –
era
come quando si cade in un abbraccio
che si attendeva

e si mette il volto tra le spalle e il collo
di chi si desiderava
ed è un precipitare
dall’altezza di molte solitudini
e dalla disperata altezza di molti errori
fino alla giusta altezza di quell’ abbraccio
che ti rende ancora
vivo.

Lui grida.
Sa che amare
Vuol dire esser pronti.
E che solitamente non si è
Pronti.
L’amore è eccezionale
Come prepararsi è eccezionale.

Grida, sa che l’amore ha a che fare con l’imperfezione,
più che con il perfetto.
Qui giù,
in terra.
Nella terra e nei detriti.

E sa, grida che Dio non ama coloro che dicono
Sono pronto,
ma gli impuri
che desiderano l’acqua.

Che hanno la gola secca, e le labbra
Spaccate.
Che abbassano la testa. Davanti a Giovanni.
E all’acqua che scende dalla sua mano
Ma non davanti al re.
E alla guerra che urla nella sua mano.
Cercano l’acqua
Con gli occhi
Se hanno gli occhi
Con il cuore
Se hanno il cuore.
(anonimo cow boy metropolitano)