16.12.08

im_maturità

non voglio che accada.
ma ormai è già successo.
non voglio che termini.
ma forse è già terminato.
prima ancora di iniziare.

parole mi rimbombano per la testa come in un'eco senza fine.
vorrei poter smettere di ascoltare.
ma viene da dentro.
vorrei poter riascoltare.
ma è stato detto. 

ho ancora troppo da dire.
c'è ancora troppo che voglio che tu senta.
sicuramente ascolterai.
ma probabilmente non cambierai.
idea. pensiero. convinzione.


serena malinconia di una giornata di sole. in cui tutto è perfetto.
forse troppo.




If it weren't for your maturity none of this would have happened 
If you weren't so wise beyond your years I would've been able to control myself 
If it weren't for my attention you wouldn't have been successful and 
If it weren't for me you would never have amounted to very much 

Ooh this could be messy 
But you don't seem to mind 
Ooh don't go telling everybody 
And overlook this supposed crime 

We'll fast forward to a few years later 
And no one knows except the both of us 
And I have honored your request for silence 
And you've washed your hands clean of this 

You're essentially an employee and I like you having to depend on me 
You're kind of my protégé and one day you'll say you learned all you know from me 
I know you depend on me like a young thing would to a guardian 
I know you sexualize me like a young thing would and I think I like it 

What part of our history's reinvented and under rug swept? 
What part of your memory is selective and tends to forget? 
What with this distance it seems so obvious? 

Just make sure you don't tell on me especially to members of your family 
We best keep this to ourselves and not tell any members of our inner posse 
I wish I could tell the world 'cause you're such a pretty thing when you're done up properly 
I might want to marry you one day if you watch that weight and keep your firm body 

We'll fast forward to a few years later 
No one knows except the both of us 
And I have honored your request for silence 
And you've washed your hands clean of this 


Hands clean, Alanis Morissette

11.12.08

godot comes_3

L'ultimo.
e poi prometto che la smetto.
ma è troppo. tutto. insieme.
per non continuare.
troppo assurdo per essere lasciato in pace.
troppo vero per non essere assurdo.

ESTRAGON:
We came here yesterday.
VLADIMIR:
Ah no, there you're mistaken.
ESTRAGON:
What did we do yesterday?
VLADIMIR:
What did we do yesterday?
ESTRAGON:
Yes.
VLADIMIR:
Why . . . (Angrily.) Nothing is certain when you're about.


Beckett Samel, Waiting for Godot.

godot comes_2

Un secondo omaggio alla medesima surrealtà.
non posso più farne a meno.
la mia nuova droga. 
è surreale.
assurda.
come Godot.
che alla fine.
nonostante ciò che dicono.
arriverà.


(decostruzione sintattica. per te)




ESTRAGON:
People are bloody ignorant apes.
He rises painfully, goes limping to extreme left, halts, gazes into distance off with his hand screening his eyes, turns, goes to extreme right, gazes into distance. Vladimir watches him, then goes and picks up the boot, peers into it, drops it hastily.
VLADIMIR:
Pah!
He spits. Estragon moves to center, halts with his back to auditorium.
ESTRAGON:
Charming spot. (He turns, advances to front, halts facing auditorium.) Inspiring prospects. (He turns to Vladimir.) Let's go.
VLADIMIR:
We can't.
ESTRAGON:
Why not?
VLADIMIR:
We're waiting for Godot.
ESTRAGON:
(despairingly). Ah! (Pause.) You're sure it was here?
VLADIMIR:
What?
ESTRAGON:
That we were to wait.
VLADIMIR:
He said by the tree. (They look at the tree.) Do you see any others?


S. Beckett, Waiting for Godot.

godot comes_1

In omaggio alla nostra quotidiana surrealtà.

ESTRAGON:
What?
VLADIMIR:
Suppose we repented.
ESTRAGON:
Repented what?
VLADIMIR:
Oh . . . (He reflects.) We wouldn't have to go into the details.
ESTRAGON:
Our being born?
Vladimir breaks into a hearty laugh which he immediately stifles, his hand pressed to his pubis, his face contorted.
VLADIMIR:
One daren't even laugh any more.
ESTRAGON:
Dreadful privation.
VLADIMIR:
Merely smile. (He smiles suddenly from ear to ear, keeps smiling, ceases as suddenly.) It's not the same thing. Nothing to be done. (Pause.) Gogo.
ESTRAGON:
(irritably). What is it?
VLADIMIR:
Did you ever read the Bible?
ESTRAGON:
The Bible . . . (He reflects.) I must have taken a look at it.
VLADIMIR:
Do you remember the Gospels?
ESTRAGON:
I remember the maps of the Holy Land. Coloured they were. Very pretty. The Dead Sea was pale blue. The very look of it made me thirsty. That's where we'll go, I used to say, that's where we'll go for our honeymoon. We'll swim. We'll be happy.
VLADIMIR:
You should have been a poet.
ESTRAGON:
I was. (Gesture towards his rags.) Isn't that obvious?
Silence.


Beckett Samel, Waiting for Godot.

surrealtà

per te che accompagni le mie notti. tutte le mie notti.
per che mi disturbi dall'asana dell'albero e, a volte, anche del cobra.
per te che tolleri così a fatica la deconcentrazione, ma adori la surrealtà della nostra -forzata, a tratti, dalla mia.
per te che leggi tutto e non commenti mai.
per te che starai scrivendo.
per me che starò leggendo.


infiniti.
come i giorni che mi separano dal 20.
come i minuti che mi separano dal momento di surrealtà quotidiano.

pieni.
come i dialoghi sulla surrealtà.
come un commento sulla non realtà.

devastante.
come l'attesa per un verdetto.
come un'aspettativa che non si sa fino a che punto potrà essere disattesa.

ineffabile.
come l'ermetismo.
come la riservatezza.

ilare.
come woody nei momenti migliori.
come il mondo dell'arte contemporanea.

"ma come?, dice lui,  non ti piaceva quel cubo di plexiglas in mezzo alla stanza?
o quella scatola di polistirolo sotto la scala?"

inizio a ricordarmi.
la mia attenzione ha avuto, stranamente, alcuni attimi di concentrazione.
e il soggetto di tutto questo, non è che un surreale mondo notturno che addolcisce le tristi notti di anime vaganti, ignare di cosa le attenderà al di fuori di questa pittoresca comédie humaine.
vladimir ed estragon saranno lì.
ogni notte. 
ad aspettare.
ad aspettarlo.
anche se sanno che arriverà sono nel momento in cui inizieranno a cercarlo.
sapientemente.

 

9.12.08

8.12.08

ermetismo

Le mie giornate scorrono senza che nemmeno me ne accorga.

troppo a cui pensare.

troppo poco tempo per farlo.

un ermetismo diffuso nasce da tutto questo.

pochi pensieri. concisi. inespressi. ridotti all'estrema compattezza.

oggi va così.

domani chissà.

ma io penso che andrà allo stesso modo.


riporto su questa pantalla pixelata ciò che avevo annotato in questi giorni su fogli, scontrini, pezzi di carta e supporti più o meno virtuali. non elaborerò nulla. lascerò che il tempo mi aiuti a sviluppare questi concetti e ritrovarne un'applicazione e una degna concretizzazione. saggio aiuto del tempo. per fortuna che ci sei tu che, anche se all'inizio nessuno ti crede, poi sei il solo che aiuta a capire, metabolizzare, dimenticare, ricordare, ravvivare e definire.

sarà una mail terribilmente fredda e a tratti distaccata. ma non per volontà. e se lo è la mail non è detto che lo sia anche io. ma devo ammettere che mi sono terribilmente stufata di tutto quel mondo di infinita retorica che spesso ci siamo portati addosso come un cappotto che ci pesa e non ci riscalda affatto.

nessuna implicazione è contenuta in queste parole.

semplicemente combatto fra la voglia di giocare con le parole e la volontà di dare un senso a tutto ciò che scrivo. che ti scrivo.

come in una lista della spesa.

una terribile e silenziosa lista della spesa persa in qualche remoto ipermercato di non-so-bene-quale-città in non-so-bene-quale-paese.



pensiero 1.

mail. narciso. adone. retorica a tratti stantia e ripetitiva mescolata ad una volontà di essere teneramente dolci. per troppo tempo sono stata abbagliata da tutto questo. voglio solo cose vere. sincere. e chiare. 

forse ho bisogno di tanta chiarezza negli altri forse proprio perchè io non lo sono affatto. 

ma questo è un altro problema, come diresti tu. o forse no?


pensiero 2.

eccessiva esaltazione dell'aspetto fisico. non ho più voglia di fare l'amore. in generale. con nessuno. non ho neanche lontanamente la testa per concedermi a qualcuno fisicamente. i miei pensieri sono sempre e costantemente altrove. su quel futuro che pensavo di avere trovato, mentre invece lo sto ancora, miseramente, cercando.

ironia di un destino che mi ha portato lontana, mentre tu ti stai inesorabilmente avvicinando.

e io che faccio?cerco solo di non sprecare il denaro di questo viaggio.

cerchiamo di far fruttare i soldi in qualche modo.

almeno quelli. 

dato che le idee decidono di fruttare solo quando fa comodo a loro.


pensiero 2 bis. 

aspetto fisico esaltato in ogni suo aspetto. non posso e non voglio vivere circondata da questo terribile mondo del guardare solo per guardare senza vedere nulla. non posso resistere con una persona che è attratta da me per ciò che sono fisicamente. anche sì. ma non voglio sentirmi ripetere "che braccia, che spalle, che schiena". è finito il tempo dell'esaltazione del culturismo.

adoro curare il mio corpo, ma odio che qualcuno me lo faccia notare.

insensata paranoia profondamente radicata in un io non più modificabile.

non fino a questo punto. perlomeno.

o forse no?


pensiero 3.

adoro la moda, sì. ma solo quella che faccio io.

adoro fare fotografie, sì. ma solo come dico io.

egoismo ridondante.

cambiamento diffuso.

non voglio essere vittima della moda. nè tantomeno di questo fottutissimo istituto. che mi sta inesorabilmente sottomettendo ai suoi gusti e ai suoi ritmi che, invece non fanno che aumentare questo senso di nausea.

il tempo dello psico-reato è lontano dal ritornare presente.

o forse no?


pensiero 4.

illusione.

come si può parlare di illusione, di venire illusi, quando per mesi non ho fatto che cercarti e dimostrarti di essere lì solo e soltanto per te e tu te ne sei sbattuto. o forse no?

forse io non ti ho mai cercato. non ti ho mai dimostrato nulla.

e tu tantomeno.

1-1: palla al centro.


pensiero 5.

sbattersene.

forse sono io che me ne sono sbattuta ogni volta che te andavi dicendo che sarebbe stata l'ultima? cosa c'è di diverso oggi in te da quell'ultima volta? cosa c'è di diverso in me da quell'ultima volta che non mi fa più commuovere quando mi dirai che te ne andrai ancora. per sempre?

nuova sensibilità. forse.

nuovo io. non penso.

nuovo modo di vedere le cose-sentire-provare-richiedere-esigere-dare-fare-disfare. molto probabile.


pensiero 6.

ho passato mesi ricevendo sempre gli stessi messaggi. nel bene e nel male. e sperando in un cambiamento. nel bene o nel male. come amano dire quei seguaci di quel grande esempio di amore che oggi sembra essere stato un pò dimenticato, da alcuni, e sopravvalutato, da altri.

cerchiamo il nostro amore.

cerchiamo di fornirne noi un esempio. e non qualcun altro.

dio è morto. dicevano.

io non ci credo.

ma lasciatemi pensare che possa essere anche così.

chissà perchè poi la gente sbatte ancora, e in maniera così forte, la testa contro il muro per cercare di capire cosa sia questo maledettissimo amore, invece di viverlo un pò.

mi sono stancata di parlare di amore.

mi viene la nausea.

lo stomaco si sta ribellando. rivoltando. un'altra volta. la seconda da quando sono seduta davanti a questo schermo che prima o poi finirà per accecarmi.

mi è passata la fame.

peccato, era ora di pranzo.

peccato, avevo preparato una splendida frittata di zucchine. l'ennesima.

forse meglio così.

sì, è sicuramente meglio che mi  sia passata la fame, almeno non devo mangiare la stessa merda per il quinto giorno di fila.


pensiero 7.

difesa.

naturale e inarrestabile meccanismo di difesa.

apertura-chiusura al mondo.

indicibilità di  una situazione non ben definita.

indefinitezza di una situazione temporaneamente ben definita.

attesa di un momento che verrà in cui le cose sembreranno e potranno cambiare.

per il momento sto. e ora stai. come dicevano le migliori insegnanti di aerobica, strizzate nelle loro tutine dai colori psichedeliche in quegli eclettici anni Ottanta.


il numero 7 ci conduce alla fine.

in questa temporanea fine ti abbraccio.

io-abbraccio-te.

siamo chiari.

per una volta.


con quello che tutta questa chiarezza potrebbe mai comportare.


4.12.08

strategie

assurdo fatto di scrivere una mail.

assurda e ironica sensazione nel scriverti una mail che, in realtà è stata già scritta, le cui parole sono già state tasteggiate su piccole caselline bianche affinchè diventino elementi carichi di significato, ma la cui concretizzazione è finita chissà dove in questo maledetto etere che, Gargamella e i suoi colleghi, non si decidono a far funzionare totalmente per non renderci la vita eccessivamente semplice, evitando che la loro funzione, con il passare del tempo, forse, venga meno. (anche se sinceramente non mi dispiacerebbe un mondo con un pò meno Ing e un pò più di sicurezza in queste macchine maledette).

anyway.

per evitare possibili sorprese scrivo sapientemente in Text Edit e salvo ogni 2-3 minuti, aggirando queste maledette macchine che, alla fin fine, qualcuno dei nostri simili ha inventato e quindi, noi, in quanto simili, possiamo individuarne strategie di raggiro.

mail addiction.

nuova droga che segna le mie misere giornate.

o forse la dipendenza alla scrittura è dettata da un remoto e inconscio desiderio di lettura.

la seconda che hai detto. suggerisce Quelo.

mac_libro

apro il mac_libro bianco, cerco l'icona di Safari, entro nella giungla. attendo che la barra diventi blu. digito un destinatario. e inizio a scrivere. un flusso continuo di pensieri senza senso. di concetti che cerco di farti arrivare, con tutta la difficoltà che questo comporta. la difesa dello schermo bianco, sicuramente, non ha rivali. è altissima. una barriera senza paragoni.

e quindi esce tutto. o quasi. in una maniera più o meno chiara. cerco di farti arrivare almeno una parte di tutto questo. ma poi mi imbarazzo e non ti parlo di nulla.

d'altronde non ci puoi aspettare troppo da una laureanda in scienze umanistiche per la disoccupazione che si ritrova in un contesto di finti artisti alle prese con lampadine di tungsteno più o meno potenti.

adoro il tungsteno.

odio la mia incapacità nel maneggiarlo.

adoro la possibilità di poter comunicare attraverso la scrittura.

odio la mia limitatezza nell'utilizzarlo.

adoro farmi la doccia bollente fino a scottarmi.

odio i capelli che muiono miseramente su una ceramica bianca.


non ho mai voluto entrare in maniera irrispettosa nella stanza d'albergo altrui, ma le receptionist non capiscono mai nulla e non ho la pazienza di aspettare e ripetere. ma soprattutto aspettare.

niente prenotazione via fax questa volta.

sarà per la prossima volta. forse.


13.12.07

sì, le dona. bis


ti svegli.
dove sei?
a casa.
chi c'è nel letto accanto a te?
è tua moglie, ricordi,
non sei più in carcere.
dorme.
coi pugni chiusi, come un angelo.
le dona essere incinta.
sì, le dona.
nazim hikmet - a bit modified

sì, le dona.


La senti,
ti spia dolcemente, seduta timidamente sul pavimento,
mentre in tutta la tua sensualità e genuina bellezza
ti lasci coccolare dal calore della doccia bollente e
ti abbandoni al massaggio dell'acqua sul tuo corpo.

Altrettanto dolcemente, tua moglie si accarezza
il tondo ventre che ti porta dentro, più concretamente che mai,
più amorevolmente che mai.

Eccolo
il vostro amore,
di cui si è smesso di parlarne
per iniziare a farne, viverne,
sentirne il caldo abbraccio, l'odore,il calore
percependolo più bello, vero e sincero
di qualsiasi utopia o ideale.

Solo così
la vita potrà diventare un sogno,
non rinchiudendosi in una torre d'avorio, ma
cercando di trovare in essa tutto l'amore del mondo.

Quell'amore che inebria
ogni goccia di vapore acqueo che riempie la stanza,
che vi avvolge, protegge, rassicura.

Le dona essere tua.
Sì, le dona.

un giorno disumano


ora che te ne vai
e mi lasci sempre meno sola
ora che non ci sei
sara' un'altra musica

ora che te ne vai
hai smesso anche di fumare
e non ho piu' rancore
per tutte quelle cose
che avrei voluto dire

da principio era la neve
non e' stata colpa mia
siamo andati in culo al mondo, ma ci sei finito dentro
e ci son venuta anch'io
che mi son venduta a dio
per non esserti lontano
in un giorno disumano

ora che te ne vai
senza farti una ragione vera
e' civile incomprensione
questa e' la musica e forse in qualche nota restera'
qualcosa che per ora se ne va

ora che te ne vai
non fai piu' rumore
non fai nessun dolore
non c'e' nessuna grazia
e' un ago dritto al cuore

da principio era la neve
non e' stata colpa mia
siamo andati in culo al mondo, ma ci sei finito dentro
e ci son venuta anch'io che mi son venduta a dio
per non esserti lontano
in un giorno disumano

da principio era la neve
e per noi ho deciso io
che mi son sentita dio
per amarti da lontano
in un giorno disumano

ora che te ne vai
e mi lasci in quelle notti al buio ad aspettare
con le ginocchia in bocca in quel silenzio ingordo finche' non avrò toccato il fondo
e' un valzer sottovoce
e tornera' la luce

da principio era la neve
non e' stata colpa mia
siamo andati in culo al mondo,ma ci sei finito dentro e per noi non ho deciso io
che che non ho voluto questo addio
ma ti amo da lontano
in un giorno disumano.


(testo orginale modificato)

13.10.07

inflazione


alle volte si crede di essere unici.
alle volte si crede di essere soli.
alle volte si crede di essere invincibili.
alle volte.
altre no.

assurdo fenomeno dell'inflazione.
assurdità nel credere di essere uno quando invece si è tre.
assurda incoscienza nel credere di essere fruitore unico di servizi particolari, quando invece si è in tre.

ci sono momenti in cui crediamo di poter avere il controllo di ciò che scriviamo, leggiamo ed elaboriamo. ma ci sbagliamo.

stupida incoscienza dell'essere umano che crede di essere unico e che crede di poter esercitare un controllo su ciò che, più o meno concretamente, gli appartiene.

una volta avevo una casella di posta elettronica personale.

ora ho una casella di posta in condivisione.

dal momento che va così di moda lo "sharing" di auto, case, e perchè no, anche di fidanzati, si è ritenuto giusto condividere anche la casella di posta elettronica.

se ci pensiamo bene, la casella postale "cartacea" è condivisa da tutti i membri della famiglia; quindi perchè non condividere anche quella virtuale?

forse, nella realtà, le cose non avvengono esattamente in questo modo, forse la casella di posta riceve lettere che poi vengono smistate fra i vari titolari della casella con il migliore sistema di privacy possibile: la busta chiusa.

nell'era del virtuale dilagante, nell'era del "faccio tutto on line, anche sesso" sembra il minimo avere una casella di posta virtuale.

username: ...

password: ...

compilando questi due piccoli "blank spaces" si accede ad un mondo incontaminato, un piccolo spazio personale escluso ad ogni altro frequentatore del web, uno spazio gestibile in totale libertà.
questo è ciò che dovrebbe accadere, nella teoria.
questo non è ciò che sempre accade, nella pratica.

arriva il giorno in cui scopri che la tua corrispondenza, quindi tutta la tua vita telematica, era sotto sorveglianza, era nelle mani anche di qualcun altro, di qualcuno di insospettabile, di qualcuno irrispettoso o, forse, iper-sincero stufo di una serie interminabile di menzogne o sospettabili come tali.

fino a che punto è valido, è morale, è giusto, violare la proprietà altrui per conoscere, per sapere, per indagare situazioni che ci riguardano in prima persona per una sorta di auto-tutela.
fino a che punto?

non sarò certo io, accusata di immoralità ed incoerenza, a voler cercare di definire cosa sia giusto o sbagliato a questo mondo, non sarò io a ricoprire questo gravoso compito.
mi limiterò semplicemente a considerare le conseguenza, più o meno plausibili ed accettabili, che possono scaturire da un simile atto.

leggere la corrispondenza è un modo molto intimo e diretto per penetrare nella vita di una persona. concordo.
quello che si legge è tale perchè rimane: carta canta. concordo.

ma quello che si legge è stato scritto da fallibilissimi esseri umani che cercano di creare un contatto con un mondo che li circonda, li accoglie e che, a tratti, li opprime.

le reazioni che possono scaturire da queste situazioni contingenti sono legate allo stato d'animo, che non sempre è noto all'ignoto lettore.

voglio semplicemente concludere dicendo che , come mai prima, ho preso coscienza ("era ora" o "meglio tardi che mai", direte voi) del fatto che ogni azione ha una conseguenza più o meno sperata: anche la lettura della casella postale altrui.

non so fino a che punto valga la pena trarre delle conclusioni errate, senza conoscerne le motivazioni che le sottendono.

ma forse è anche questo il bello di rischiare.

cari lettori di caselle postali altrui, non vi biasimo per le vostre azioni, ma credo che, poi, le reazioni vadano sondate con i cosiddetti, piedi di piombo (che rimangono tali anche nell'era del virtuale).
dopotutto, se ci sono così tanti interessati ad una stupida casella postale, un motivo ci dovrà pur essere.
rendersi la vita un pò più avventurosa, perchè no?

11.10.07

poesia; 12-20


Non era solo una domanda. Non era
Solo quella

Che non sta ferma sulla bocca, non era solo
La domanda che nemmeno si osa fare

E che però grida da tutti i secoli
Nelle fratture d’ossa, negli scafi
Rovesciati, nella miccia di prima vita
Laggiù nel ventre

Non era solo quella sfacciata, stupida,
feroce domanda di non morire mai –
era
come quando si cade in un abbraccio
che si attendeva

e si mette il volto tra le spalle e il collo
di chi si desiderava
ed è un precipitare
dall’altezza di molte solitudini
e dalla disperata altezza di molti errori
fino alla giusta altezza di quell’ abbraccio
che ti rende ancora
vivo.

Lui grida.
Sa che amare
Vuol dire esser pronti.
E che solitamente non si è
Pronti.
L’amore è eccezionale
Come prepararsi è eccezionale.

Grida, sa che l’amore ha a che fare con l’imperfezione,
più che con il perfetto.
Qui giù,
in terra.
Nella terra e nei detriti.

E sa, grida che Dio non ama coloro che dicono
Sono pronto,
ma gli impuri
che desiderano l’acqua.

Che hanno la gola secca, e le labbra
Spaccate.
Che abbassano la testa. Davanti a Giovanni.
E all’acqua che scende dalla sua mano
Ma non davanti al re.
E alla guerra che urla nella sua mano.
Cercano l’acqua
Con gli occhi
Se hanno gli occhi
Con il cuore
Se hanno il cuore.
(anonimo cow boy metropolitano)

29.9.07

inerzia


ci sono quelle giornate in cui non si ha voglia di fare nulla, in cui si passerebbe il tempo guardando film dopo film e dormicchiando fra una lettura e l'altra in preda ad una feroce narcolessia, in cui l'ultima cosa che si vuol fare è fare qualcosa, è dare il via allo studio, al dialogo con i genitori, alla scrittura di sms per intrattenere legami con quel mondo che ancora ci fa sentire diversi da dei vegetali... ecco. oggi è una giornata del genere: una giornata in cui il tempo scorre per inerzia, in cui tutto ciò che fai ha un esito positivo solo perchè è la più comune delle operazioni che ti vedi fare ogni giorno.

e allora che si fa, in quest'inerzia diffusa? cos'altro far fare alla tua stanca mente se non pensare, se non divagare nelle infinità dei ricordi, delle sensazioni, per vivere un pò di quelle, per vivere un pò al passato, un pò sfruttando la vita che è stata.


vago per la mia mente e mi sovvengo di come, le ultime notti, siano state popolate da sogni che ultimamente mi avevano abbandonato, sogni che avevano preferito non manifestarsi alla coscienza, sogni che, temo, avrebbero mostrato avvenimenti così dannosi per la mia coscienza che hanno preferito rimanere nascosti, sogni che hanno avuto pietà della mia labile psiche e han preferito restare nel luogo che li ha generati, ma senza mostrarsi, restando timidamente "cachés".


strano potere dei sogni: rivelare le nostre più intime paure, i nostri desideri più remoti, celandoli o mascherandoli nella speranza che non siano di troppo danno e dolore al destinatario...


onorevole punto di vista e rispettoso: mai dire verità troppo crude in modo troppo diretto.

o forse no.

non ne sono totalmente convinta: forse l'unico modo per capire, o perlomeno per farmi capire, è l'essere il più diretti possibile, il più brusco possibile, evitando così ogni forma di ambiguità plausibile.


addio ermetismo poetico, mi mancherai.


non credo potrei mai abbandonare per nulla al mondo l'ermetismo poetico in nome della piattitudine della prosa. ma la prosa è poi così piatta?


giornata di confusioni. manifestate, descritte, pubblicate.


un salto nel vuoto.

un salto nei sogni.


grazie inconscio.


grazie tu.


(tu così presente, tu per sempre. TU)

27.9.07

quotidiana poesia


Non era solo una domanda. Non era
Solo quella

Che non sta ferma sulla bocca, non era solo
La domanda che nemmeno si osa fare

E che però grida da tutti i secoli
Nelle fratture d’ossa, negli scafi
Rovesciati, nella miccia di prima vita
Laggiù nel ventre

Non era solo quella sfacciata, stupida,
feroce domanda di non morire mai –
era
come quando si cade in un abbraccio
che si attendeva

e si mette il volto tra le spalle e il collo
di chi si desiderava
ed è un precipitare
dall’altezza di molte solitudini
e dalla disperata altezza di molti errori
fino alla giusta altezza di quell’ abbraccio
che ti rende ancora
vivo.

Lui grida.
Sa che amare
Vuol dire esser pronti.
E che solitamente non si è
Pronti.
L’amore è eccezionale
Come prepararsi è eccezionale.

Grida, sa che l’amore ha a che fare con l’imperfezione,
più che con il perfetto.
Qui giù,
in terra.
Nella terra e nei detriti.

E sa, grida che Dio non ama coloro che dicono
Sono pronto,
ma gli impuri
che desiderano l’acqua.

Che hanno la gola secca, e le labbra
Spaccate.
Che abbassano la testa. Davanti a Giovanni.
E all’acqua che scende dalla sua mano
Ma non davanti al re.
E alla guerra che urla nella sua mano.
Cercano l’acqua
Con gli occhi
Se hanno gli occhi
Con il cuore
Se hanno il cuore.




brividi.

grazie.

eliocentrismo




sembra quasi di assistere al processo contro Galileo, lo vedo, è lì che si atteggia davanti ad una polverosa lavagna, mentre cerca di dare un senso alle sue inestimabili scoperte.


inutile notare nei suoi occhi la passione di chi cerca di far capire che non è tutto perduto, inutile notare negli occhi dei suoi ascoltatori un muro di ghiaccio.


un cambio di centro, nulla di così radicale.



se solo avessero saputo, se solo avessero ascoltato, se solo avessero guardato oltre il proprio naso.
se solo.


nonostante tutto questo, continuo a leggere e stupirmi dinnanzi alle prove matematiche dell'esistenza di Dio.





GALILEO :” in quel momento capii che l’evo antico era finito e cominciava la nuova era.
Presto l’umanità avrà le idee chiare sul luogo in cui vive, sul corpo celeste dove dimora. Non le basta più quello che sta scritto nei libri antichi: dove per mille anni ha dominato la fede, ora domina il dubbio.
Tutto il mondo dice: d’accordo, sta scritto nei libri, ma adesso lasciate un po’ che vediamo noi stessi. È come se la gente si avvicinasse alle verità più solenni e battesse sulla loro spalla; quello di cui non si era mai dubitato, oggi è posto in dubbio.

L’universo nel giro di una notte ha perduto il suo centro, e la mattina dopo ne aveva un’infinità. Tanto che ognuno, oppure nessuno, ne sarà considerato il centro.
Da un momento all’altro, guarda quanto posto c’è.”

ANDREA :” c’è posto per tutti, papà!”

GALILEO :”voglio che tu capisca, figlio mio, voglio che tu capisca, tu che sei così giovane, tu che puoi ancora cambiare il mondo.”

ANDREA :”ma io lo vedo che il Sole, la sera, sta in un punto diverso che al mattino. Perciò non sta fermo.
Mai e poi mai!”

GALILEO :”tu vedi! Ma che vedi, tu? Tu non vedi un bel niente. Tu guardi come un allocco: è molto diverso che vedere.”




sul matrimonio


alle volte una riflessione può condurre a conclusioni inaspettate.

non ho mai creduto nel matrimonio.

non ho mai creduto nella possibilità di dare una forma razionale alla passionalità delle emozioni.

non ho mai creduto che tutto ciò potesse avere un senso.


mi soffermo a riflettere al tutto da un punto di vista prettamente estetico considerando la forza che la ragione ha nel dare una forma alla materia che i sensi acquisiscono costantemente.


dopo una lezione di filosofia in un'insolita aula universitaria...



(un grazie ad Elio Franzini)


ragione estetica.
solo in apparenza vige una contraddizione ossimorica fra questi due termini, infatti essi operano insieme e si sviluppano in un percorso parallelo e l'azione del separarle è indice di una mancata comprensione della profondità della conoscenza.

ragione-logos
estetica-aisthesis

all'inizio non c'era il logos, ma solo l'aisthesis, solo la sensibilità estetica intesa a livello sensoriale e non legata alle teorie di bello artistico che sono derivate poi dall'uso del termine.
all'inizio c'è l'anima che sente e che percepisce il mondo circostante.
la genesi del logos e dell'esperienza cognitiva è legata alla precedente esperienza sensoriale che fornisce il materiale informe a cui la ragione si adopererà per dare una forma.

quindi esperienza sensibile o estetica e ragione sono come un Giano bifronte, parti della stessa unità che operano insieme e si sviluppano in un percorso parallelo.
esiste un rapporto simbolico fra ragione ed estetica, considerando l'aggettivo simbolico come l'unione di due parti che però mantengono ognuna la propria singolarità: la realizzazione del simbolo avviene nel momento di unione delle due parti separate.

con la nascita del simbolo non si vede un terzo risultante: l'identità derivante resta un agglomerato di due parti distine senza alcuna sintesi dialettica dei due che fa nascere un "terzo" elemento che ne è la sintesi.
l'unione simbolica che deriva dalle due componenti è un'unione che fa pensare. e molto.
l'unione fra un uomo e una donna è il massimo esempio in cui le parti si uniscono, ma restano distinte. la problematicità dell'unione deriva quando le parti perdono la propria indipendenza a livello di unione mentale per quello che riguarda la componente invisibile dell'unione.
il rapporto simbolico è un tipo di rapporto che è costantemente in discussione e in evoluzione, solo così può caricarsi di un significato sempre nuovo che faccia pensare.

fino al XVIII secolo l'immaginazione è sempre stata associata alla sensibilità, anche se è innegabile lo scetticismo che da sempre filosofi e pensatori hanno provato nei loro confronti, dal momento che sono componenti soggettive e incontrollabili dell'animo umano definite anche "errabonde creatrici di sogni e visioni".

il problema da analizzare è quello riguardante la possibilità di essere vissuti da un'immaginazione giudicatrice.
la sensibilità giudicante è forse indipendente dalla razionalità?

quando ci piace qualcosa, stiamo giudicando.
in questo giudizio entra forse la nostra razionalità? non è forse solo il logos che si permette di giudicare? o forse anche la sensibilità è, in qualche modo, giudicante?

la vita umana è generata da una dimensione di piacere che prescinde dalla razionalità.
quando diamo una forma razionale alla materia sensibile informe, siamo così sicuri della correttezza delle nostre azioni?

l'innamoramento è la componente sensibile dell'amore, quella legata ai sensi e all'immaginazione, mentre il matrimonio ne è la razionalizzazione, la sua forma istituzionalizzata.

Montesquieu, nel suo “esprit des lois”, sosteneva che andasse ricercato lo spirito delle leggi, quella parte arguta, immaginativa della legislazione, non considerando le leggi solo dal punto di vista razionale, nonostante esse siano frutto di un attento processo sorvegliato dal logos.

riservando un'importanza basica alla sensibilità e all'immaginazione nella vita dell'uomo, ci si accorge di come esse, se lasciate
sole siano origine di errore: l'immaginazione è soggetta ad errore poichè costituita da immagini astratte.
l'immaginazione è importante, ma non si può costruire un sapere solo basandosi su di essa: è necessaria una ragione che la plasmi e le conferisca una forma organizzata.

per questo motivo il rapporto simbolico fra uomo e donna è da sempre regolamentato da un'istituzione che riesca a dare un nome all'informe forza distruttiva dei sentimenti.

in un momento tutte le mie convinzioni sono state distrutte dal mio stesso pensiero.