16.12.08
im_maturità
11.12.08
godot comes_3
godot comes_2
godot comes_1
surrealtà
9.12.08
8.12.08
ermetismo
Le mie giornate scorrono senza che nemmeno me ne accorga.
troppo a cui pensare.
troppo poco tempo per farlo.
un ermetismo diffuso nasce da tutto questo.
pochi pensieri. concisi. inespressi. ridotti all'estrema compattezza.
oggi va così.
domani chissà.
ma io penso che andrà allo stesso modo.
riporto su questa pantalla pixelata ciò che avevo annotato in questi giorni su fogli, scontrini, pezzi di carta e supporti più o meno virtuali. non elaborerò nulla. lascerò che il tempo mi aiuti a sviluppare questi concetti e ritrovarne un'applicazione e una degna concretizzazione. saggio aiuto del tempo. per fortuna che ci sei tu che, anche se all'inizio nessuno ti crede, poi sei il solo che aiuta a capire, metabolizzare, dimenticare, ricordare, ravvivare e definire.
sarà una mail terribilmente fredda e a tratti distaccata. ma non per volontà. e se lo è la mail non è detto che lo sia anche io. ma devo ammettere che mi sono terribilmente stufata di tutto quel mondo di infinita retorica che spesso ci siamo portati addosso come un cappotto che ci pesa e non ci riscalda affatto.
nessuna implicazione è contenuta in queste parole.
semplicemente combatto fra la voglia di giocare con le parole e la volontà di dare un senso a tutto ciò che scrivo. che ti scrivo.
come in una lista della spesa.
una terribile e silenziosa lista della spesa persa in qualche remoto ipermercato di non-so-bene-quale-città in non-so-bene-quale-paese.
pensiero 1.
mail. narciso. adone. retorica a tratti stantia e ripetitiva mescolata ad una volontà di essere teneramente dolci. per troppo tempo sono stata abbagliata da tutto questo. voglio solo cose vere. sincere. e chiare.
forse ho bisogno di tanta chiarezza negli altri forse proprio perchè io non lo sono affatto.
ma questo è un altro problema, come diresti tu. o forse no?
pensiero 2.
eccessiva esaltazione dell'aspetto fisico. non ho più voglia di fare l'amore. in generale. con nessuno. non ho neanche lontanamente la testa per concedermi a qualcuno fisicamente. i miei pensieri sono sempre e costantemente altrove. su quel futuro che pensavo di avere trovato, mentre invece lo sto ancora, miseramente, cercando.
ironia di un destino che mi ha portato lontana, mentre tu ti stai inesorabilmente avvicinando.
e io che faccio?cerco solo di non sprecare il denaro di questo viaggio.
cerchiamo di far fruttare i soldi in qualche modo.
almeno quelli.
dato che le idee decidono di fruttare solo quando fa comodo a loro.
pensiero 2 bis.
aspetto fisico esaltato in ogni suo aspetto. non posso e non voglio vivere circondata da questo terribile mondo del guardare solo per guardare senza vedere nulla. non posso resistere con una persona che è attratta da me per ciò che sono fisicamente. anche sì. ma non voglio sentirmi ripetere "che braccia, che spalle, che schiena". è finito il tempo dell'esaltazione del culturismo.
adoro curare il mio corpo, ma odio che qualcuno me lo faccia notare.
insensata paranoia profondamente radicata in un io non più modificabile.
non fino a questo punto. perlomeno.
o forse no?
pensiero 3.
adoro la moda, sì. ma solo quella che faccio io.
adoro fare fotografie, sì. ma solo come dico io.
egoismo ridondante.
cambiamento diffuso.
non voglio essere vittima della moda. nè tantomeno di questo fottutissimo istituto. che mi sta inesorabilmente sottomettendo ai suoi gusti e ai suoi ritmi che, invece non fanno che aumentare questo senso di nausea.
il tempo dello psico-reato è lontano dal ritornare presente.
o forse no?
pensiero 4.
illusione.
come si può parlare di illusione, di venire illusi, quando per mesi non ho fatto che cercarti e dimostrarti di essere lì solo e soltanto per te e tu te ne sei sbattuto. o forse no?
forse io non ti ho mai cercato. non ti ho mai dimostrato nulla.
e tu tantomeno.
1-1: palla al centro.
pensiero 5.
sbattersene.
forse sono io che me ne sono sbattuta ogni volta che te andavi dicendo che sarebbe stata l'ultima? cosa c'è di diverso oggi in te da quell'ultima volta? cosa c'è di diverso in me da quell'ultima volta che non mi fa più commuovere quando mi dirai che te ne andrai ancora. per sempre?
nuova sensibilità. forse.
nuovo io. non penso.
nuovo modo di vedere le cose-sentire-provare-richiedere-esigere-dare-fare-disfare. molto probabile.
pensiero 6.
ho passato mesi ricevendo sempre gli stessi messaggi. nel bene e nel male. e sperando in un cambiamento. nel bene o nel male. come amano dire quei seguaci di quel grande esempio di amore che oggi sembra essere stato un pò dimenticato, da alcuni, e sopravvalutato, da altri.
cerchiamo il nostro amore.
cerchiamo di fornirne noi un esempio. e non qualcun altro.
dio è morto. dicevano.
io non ci credo.
ma lasciatemi pensare che possa essere anche così.
chissà perchè poi la gente sbatte ancora, e in maniera così forte, la testa contro il muro per cercare di capire cosa sia questo maledettissimo amore, invece di viverlo un pò.
mi sono stancata di parlare di amore.
mi viene la nausea.
lo stomaco si sta ribellando. rivoltando. un'altra volta. la seconda da quando sono seduta davanti a questo schermo che prima o poi finirà per accecarmi.
mi è passata la fame.
peccato, era ora di pranzo.
peccato, avevo preparato una splendida frittata di zucchine. l'ennesima.
forse meglio così.
sì, è sicuramente meglio che mi sia passata la fame, almeno non devo mangiare la stessa merda per il quinto giorno di fila.
pensiero 7.
difesa.
naturale e inarrestabile meccanismo di difesa.
apertura-chiusura al mondo.
indicibilità di una situazione non ben definita.
indefinitezza di una situazione temporaneamente ben definita.
attesa di un momento che verrà in cui le cose sembreranno e potranno cambiare.
per il momento sto. e ora stai. come dicevano le migliori insegnanti di aerobica, strizzate nelle loro tutine dai colori psichedeliche in quegli eclettici anni Ottanta.
il numero 7 ci conduce alla fine.
in questa temporanea fine ti abbraccio.
io-abbraccio-te.
siamo chiari.
per una volta.
con quello che tutta questa chiarezza potrebbe mai comportare.
4.12.08
strategie
assurdo fatto di scrivere una mail.
assurda e ironica sensazione nel scriverti una mail che, in realtà è stata già scritta, le cui parole sono già state tasteggiate su piccole caselline bianche affinchè diventino elementi carichi di significato, ma la cui concretizzazione è finita chissà dove in questo maledetto etere che, Gargamella e i suoi colleghi, non si decidono a far funzionare totalmente per non renderci la vita eccessivamente semplice, evitando che la loro funzione, con il passare del tempo, forse, venga meno. (anche se sinceramente non mi dispiacerebbe un mondo con un pò meno Ing e un pò più di sicurezza in queste macchine maledette).
anyway.
per evitare possibili sorprese scrivo sapientemente in Text Edit e salvo ogni 2-3 minuti, aggirando queste maledette macchine che, alla fin fine, qualcuno dei nostri simili ha inventato e quindi, noi, in quanto simili, possiamo individuarne strategie di raggiro.
mail addiction.
nuova droga che segna le mie misere giornate.
o forse la dipendenza alla scrittura è dettata da un remoto e inconscio desiderio di lettura.
la seconda che hai detto. suggerisce Quelo.
mac_libro
apro il mac_libro bianco, cerco l'icona di Safari, entro nella giungla. attendo che la barra diventi blu. digito un destinatario. e inizio a scrivere. un flusso continuo di pensieri senza senso. di concetti che cerco di farti arrivare, con tutta la difficoltà che questo comporta. la difesa dello schermo bianco, sicuramente, non ha rivali. è altissima. una barriera senza paragoni.
e quindi esce tutto. o quasi. in una maniera più o meno chiara. cerco di farti arrivare almeno una parte di tutto questo. ma poi mi imbarazzo e non ti parlo di nulla.
d'altronde non ci puoi aspettare troppo da una laureanda in scienze umanistiche per la disoccupazione che si ritrova in un contesto di finti artisti alle prese con lampadine di tungsteno più o meno potenti.
adoro il tungsteno.
odio la mia incapacità nel maneggiarlo.
adoro la possibilità di poter comunicare attraverso la scrittura.
odio la mia limitatezza nell'utilizzarlo.
adoro farmi la doccia bollente fino a scottarmi.
odio i capelli che muiono miseramente su una ceramica bianca.

non ho mai voluto entrare in maniera irrispettosa nella stanza d'albergo altrui, ma le receptionist non capiscono mai nulla e non ho la pazienza di aspettare e ripetere. ma soprattutto aspettare.
niente prenotazione via fax questa volta.
sarà per la prossima volta. forse.
13.12.07
sì, le dona. bis
sì, le dona.
ti spia dolcemente, seduta timidamente sul pavimento,
mentre in tutta la tua sensualità e genuina bellezza
ti lasci coccolare dal calore della doccia bollente e
ti abbandoni al massaggio dell'acqua sul tuo corpo.
Altrettanto dolcemente, tua moglie si accarezza
il tondo ventre che ti porta dentro, più concretamente che mai,
più amorevolmente che mai.
Eccolo
il vostro amore,
di cui si è smesso di parlarne
per iniziare a farne, viverne,
sentirne il caldo abbraccio, l'odore,il calore
percependolo più bello, vero e sincero
di qualsiasi utopia o ideale.
Solo così
la vita potrà diventare un sogno,
non rinchiudendosi in una torre d'avorio, ma
cercando di trovare in essa tutto l'amore del mondo.
Quell'amore che inebria
ogni goccia di vapore acqueo che riempie la stanza,
che vi avvolge, protegge, rassicura.
Le dona essere tua.
Sì, le dona.
un giorno disumano

sara' un'altra musica
ora che te ne vai
non e' stata colpa mia
senza farti una ragione vera
non fai nessun dolore
e per noi ho deciso io
e mi lasci in quelle notti al buio ad aspettare
13.10.07
inflazione

alle volte si crede di essere invincibili.
alle volte.
altre no.
assurdo fenomeno dell'inflazione.
assurdità nel credere di essere uno quando invece si è tre.
assurda incoscienza nel credere di essere fruitore unico di servizi particolari, quando invece si è in tre.
ci sono momenti in cui crediamo di poter avere il controllo di ciò che scriviamo, leggiamo ed elaboriamo. ma ci sbagliamo.
stupida incoscienza dell'essere umano che crede di essere unico e che crede di poter esercitare un controllo su ciò che, più o meno concretamente, gli appartiene.
una volta avevo una casella di posta elettronica personale.
ora ho una casella di posta in condivisione.
dal momento che va così di moda lo "sharing" di auto, case, e perchè no, anche di fidanzati, si è ritenuto giusto condividere anche la casella di posta elettronica.
se ci pensiamo bene, la casella postale "cartacea" è condivisa da tutti i membri della famiglia; quindi perchè non condividere anche quella virtuale?
forse, nella realtà, le cose non avvengono esattamente in questo modo, forse la casella di posta riceve lettere che poi vengono smistate fra i vari titolari della casella con il migliore sistema di privacy possibile: la busta chiusa.
nell'era del virtuale dilagante, nell'era del "faccio tutto on line, anche sesso" sembra il minimo avere una casella di posta virtuale.
username: ...
password: ...
compilando questi due piccoli "blank spaces" si accede ad un mondo incontaminato, un piccolo spazio personale escluso ad ogni altro frequentatore del web, uno spazio gestibile in totale libertà.
questo è ciò che dovrebbe accadere, nella teoria.
questo non è ciò che sempre accade, nella pratica.
arriva il giorno in cui scopri che la tua corrispondenza, quindi tutta la tua vita telematica, era sotto sorveglianza, era nelle mani anche di qualcun altro, di qualcuno di insospettabile, di qualcuno irrispettoso o, forse, iper-sincero stufo di una serie interminabile di menzogne o sospettabili come tali.
fino a che punto è valido, è morale, è giusto, violare la proprietà altrui per conoscere, per sapere, per indagare situazioni che ci riguardano in prima persona per una sorta di auto-tutela.
fino a che punto?
non sarò certo io, accusata di immoralità ed incoerenza, a voler cercare di definire cosa sia giusto o sbagliato a questo mondo, non sarò io a ricoprire questo gravoso compito.
mi limiterò semplicemente a considerare le conseguenza, più o meno plausibili ed accettabili, che possono scaturire da un simile atto.
leggere la corrispondenza è un modo molto intimo e diretto per penetrare nella vita di una persona. concordo.
quello che si legge è tale perchè rimane: carta canta. concordo.
ma quello che si legge è stato scritto da fallibilissimi esseri umani che cercano di creare un contatto con un mondo che li circonda, li accoglie e che, a tratti, li opprime.
le reazioni che possono scaturire da queste situazioni contingenti sono legate allo stato d'animo, che non sempre è noto all'ignoto lettore.
voglio semplicemente concludere dicendo che , come mai prima, ho preso coscienza ("era ora" o "meglio tardi che mai", direte voi) del fatto che ogni azione ha una conseguenza più o meno sperata: anche la lettura della casella postale altrui.
non so fino a che punto valga la pena trarre delle conclusioni errate, senza conoscerne le motivazioni che le sottendono.
ma forse è anche questo il bello di rischiare.
cari lettori di caselle postali altrui, non vi biasimo per le vostre azioni, ma credo che, poi, le reazioni vadano sondate con i cosiddetti, piedi di piombo (che rimangono tali anche nell'era del virtuale).
rendersi la vita un pò più avventurosa, perchè no?
11.10.07
poesia; 12-20

Solo quella
Che non sta ferma sulla bocca, non era solo
La domanda che nemmeno si osa fare
E che però grida da tutti i secoli
Nelle fratture d’ossa, negli scafi
Rovesciati, nella miccia di prima vita
Laggiù nel ventre
Non era solo quella sfacciata, stupida,
feroce domanda di non morire mai –
era
come quando si cade in un abbraccio
che si attendeva
e si mette il volto tra le spalle e il collo
di chi si desiderava
ed è un precipitare
dall’altezza di molte solitudini
e dalla disperata altezza di molti errori
fino alla giusta altezza di quell’ abbraccio
che ti rende ancora
vivo.
Lui grida.
Sa che amare
Vuol dire esser pronti.
E che solitamente non si è
Pronti.
L’amore è eccezionale
Come prepararsi è eccezionale.
Grida, sa che l’amore ha a che fare con l’imperfezione,
più che con il perfetto.
Qui giù,
in terra.
Nella terra e nei detriti.
E sa, grida che Dio non ama coloro che dicono
Sono pronto,
ma gli impuri
che desiderano l’acqua.
Che hanno la gola secca, e le labbra
Spaccate.
Che abbassano la testa. Davanti a Giovanni.
E all’acqua che scende dalla sua mano
Ma non davanti al re.
E alla guerra che urla nella sua mano.
Cercano l’acqua
Con gli occhi
Se hanno gli occhi
Con il cuore
Se hanno il cuore.
29.9.07
inerzia

27.9.07
quotidiana poesia

Solo quella
Che non sta ferma sulla bocca, non era solo
La domanda che nemmeno si osa fare
E che però grida da tutti i secoli
Nelle fratture d’ossa, negli scafi
Rovesciati, nella miccia di prima vita
Laggiù nel ventre
Non era solo quella sfacciata, stupida,
feroce domanda di non morire mai –
era
come quando si cade in un abbraccio
che si attendeva
e si mette il volto tra le spalle e il collo
di chi si desiderava
ed è un precipitare
dall’altezza di molte solitudini
e dalla disperata altezza di molti errori
fino alla giusta altezza di quell’ abbraccio
che ti rende ancora
vivo.
Lui grida.
Sa che amare
Vuol dire esser pronti.
E che solitamente non si è
Pronti.
L’amore è eccezionale
Come prepararsi è eccezionale.
Grida, sa che l’amore ha a che fare con l’imperfezione,
più che con il perfetto.
Qui giù,
in terra.
Nella terra e nei detriti.
E sa, grida che Dio non ama coloro che dicono
Sono pronto,
ma gli impuri
che desiderano l’acqua.
Che hanno la gola secca, e le labbra
Spaccate.
Che abbassano la testa. Davanti a Giovanni.
E all’acqua che scende dalla sua mano
Ma non davanti al re.
E alla guerra che urla nella sua mano.
Cercano l’acqua
Con gli occhi
Se hanno gli occhi
Con il cuore
Se hanno il cuore.
eliocentrismo

se solo avessero saputo, se solo avessero ascoltato, se solo avessero guardato oltre il proprio naso.
se solo.
GALILEO :” in quel momento capii che l’evo antico era finito e cominciava la nuova era.
Presto l’umanità avrà le idee chiare sul luogo in cui vive, sul corpo celeste dove dimora. Non le basta più quello che sta scritto nei libri antichi: dove per mille anni ha dominato la fede, ora domina il dubbio.
Tutto il mondo dice: d’accordo, sta scritto nei libri, ma adesso lasciate un po’ che vediamo noi stessi. È come se la gente si avvicinasse alle verità più solenni e battesse sulla loro spalla; quello di cui non si era mai dubitato, oggi è posto in dubbio.
L’universo nel giro di una notte ha perduto il suo centro, e la mattina dopo ne aveva un’infinità. Tanto che ognuno, oppure nessuno, ne sarà considerato il centro.
Da un momento all’altro, guarda quanto posto c’è.”
ANDREA :” c’è posto per tutti, papà!”
GALILEO :”voglio che tu capisca, figlio mio, voglio che tu capisca, tu che sei così giovane, tu che puoi ancora cambiare il mondo.”
ANDREA :”ma io lo vedo che il Sole, la sera, sta in un punto diverso che al mattino. Perciò non sta fermo.
Mai e poi mai!”
GALILEO :”tu vedi! Ma che vedi, tu? Tu non vedi un bel niente. Tu guardi come un allocco: è molto diverso che vedere.”
sul matrimonio
ragione estetica.
solo in apparenza vige una contraddizione ossimorica fra questi due termini, infatti essi operano insieme e si sviluppano in un percorso parallelo e l'azione del separarle è indice di una mancata comprensione della profondità della conoscenza.
ragione-logos
estetica-aisthesis
all'inizio non c'era il logos, ma solo l'aisthesis, solo la sensibilità estetica intesa a livello sensoriale e non legata alle teorie di bello artistico che sono derivate poi dall'uso del termine.
all'inizio c'è l'anima che sente e che percepisce il mondo circostante.
la genesi del logos e dell'esperienza cognitiva è legata alla precedente esperienza sensoriale che fornisce il materiale informe a cui la ragione si adopererà per dare una forma.
quindi esperienza sensibile o estetica e ragione sono come un Giano bifronte, parti della stessa unità che operano insieme e si sviluppano in un percorso parallelo.
esiste un rapporto simbolico fra ragione ed estetica, considerando l'aggettivo simbolico come l'unione di due parti che però mantengono ognuna la propria singolarità: la realizzazione del simbolo avviene nel momento di unione delle due parti separate.
con la nascita del simbolo non si vede un terzo risultante: l'identità derivante resta un agglomerato di due parti distine senza alcuna sintesi dialettica dei due che fa nascere un "terzo" elemento che ne è la sintesi.
l'unione simbolica che deriva dalle due componenti è un'unione che fa pensare. e molto.
l'unione fra un uomo e una donna è il massimo esempio in cui le parti si uniscono, ma restano distinte. la problematicità dell'unione deriva quando le parti perdono la propria indipendenza a livello di unione mentale per quello che riguarda la componente invisibile dell'unione.
il rapporto simbolico è un tipo di rapporto che è costantemente in discussione e in evoluzione, solo così può caricarsi di un significato sempre nuovo che faccia pensare.
fino al XVIII secolo l'immaginazione è sempre stata associata alla sensibilità, anche se è innegabile lo scetticismo che da sempre filosofi e pensatori hanno provato nei loro confronti, dal momento che sono componenti soggettive e incontrollabili dell'animo umano definite anche "errabonde creatrici di sogni e visioni".
il problema da analizzare è quello riguardante la possibilità di essere vissuti da un'immaginazione giudicatrice.
la sensibilità giudicante è forse indipendente dalla razionalità?
quando ci piace qualcosa, stiamo giudicando.
in questo giudizio entra forse la nostra razionalità? non è forse solo il logos che si permette di giudicare? o forse anche la sensibilità è, in qualche modo, giudicante?
la vita umana è generata da una dimensione di piacere che prescinde dalla razionalità.
quando diamo una forma razionale alla materia sensibile informe, siamo così sicuri della correttezza delle nostre azioni?
l'innamoramento è la componente sensibile dell'amore, quella legata ai sensi e all'immaginazione, mentre il matrimonio ne è la razionalizzazione, la sua forma istituzionalizzata.
Montesquieu, nel suo “esprit des lois”, sosteneva che andasse ricercato lo spirito delle leggi, quella parte arguta, immaginativa della legislazione, non considerando le leggi solo dal punto di vista razionale, nonostante esse siano frutto di un attento processo sorvegliato dal logos.
riservando un'importanza basica alla sensibilità e all'immaginazione nella vita dell'uomo, ci si accorge di come esse, se lasciate
sole siano origine di errore: l'immaginazione è soggetta ad errore poichè costituita da immagini astratte.
l'immaginazione è importante, ma non si può costruire un sapere solo basandosi su di essa: è necessaria una ragione che la plasmi e le conferisca una forma organizzata.
per questo motivo il rapporto simbolico fra uomo e donna è da sempre regolamentato da un'istituzione che riesca a dare un nome all'informe forza distruttiva dei sentimenti.
in un momento tutte le mie convinzioni sono state distrutte dal mio stesso pensiero.

