4.1.09

drama



Personaggi in ordine alfabetico:

Cic

Mas

Michi

Vale


Camera d'albergo, sera, prima di cena.


Vale fa finta di guardare un film ma in verità dorme, profondamente.

Mas fa la doccia, dietro la tenda blu trasparente coperta di calcare.

Moquette blu a terra (ma non in bagno).

Dialoghi in inglese provenienti dal maclibro.


Suona un cellulare, Vale viene svegliata, lo raccoglie e e lo guarda con disprezzo. Preme il tasto muto.


Mas esce dalla doccia semi nudo, va in cucina e mangia un biscotto al farro.


Mas si avvicina al letto e controlla se Vale stia dormendo o meno.

Sta dormendo.


Suona di nuovo lo stesso celluare di prima, Vale viene nuovamente svegliata, e nuovamente preme il tasto muto.


Mas torna in bagno e si veste.


Suona un altro cellulare, mas esce dal bagno, vestito, e lo raccoglie. Per non svegliare Vale che sta ancora dormendo, Mas torna in bagno e risponde.


Mas: pronto?

Dall'altra parte del telefono, si sente distintamente una voce.

Cic: Michi sta per arrivare a Lambrate.

Mas: e cosa ci fai tu a Lambrate?

Cic: sono a casa di Mattia, con anche Sabina, Fharid ...

mas: che culo!

Cic: bhe, michi sta arrivando qui. Voi cosa pensate di fare?

(Michi non conosce nessuna di queste persone, a parte cic)

Mas (schiarendosi la voce): sicuramente per le sette non saremo lì. Vi chiameremo dopo non appena avremo le idee più chiare.

Cic: ok.

Mas esce dal bagno.

Vale emette degli strani versi, senza però emettere nulla di senso compiuto.

Dopo qualche minuto risuona il primo cellulare. Vale si guarda ben dal rispondere.

Dopo un minuto circa, riceve un messaggio di testo.

Michi le dice che sta per arrivare a Lambrate, da cic.

Vale continua a guardarsi ben dal rispondere, anche ai messaggi.


Cucina di Mattia in stile “vech Milan” con tavolo e un divanetto, Lambrate, ore 19.24.

Michi e Cic seduti al tavolo, in silenzio.

Michi non si è ancora cambiato la camicia della festa di capodanno della sera precedente.

Michi, prima di parlare, si sistema la camicia, il colletto e i polsini.

Michi: ma tu...leggi?!?

Cic, in silenzio, succhia dalla sua sigaretta e si aggiusta il cappelletto. Fa un altro tiro di sigaretta e si strizza i baffi.

Michi: leggi almeno due libri all'anno?

Cic: no.

Michi: ah.

Silenzio.

Michi: comunque intendo libri letti. Fino alla fine. ne leggi almeno due all'anno?

Cic: no.

Michi: in ogni caso penso che una persona abbia il diritto di lasciare i libri a metà. di non doverli leggere per forza, anche se, prendendo in mano il volume per la prima volta, non avrebbe mai pensato che sarebbe stato costretto ad abbandonarlo prima della fine.

Cic: già.

Michi: quindi stanno arrivando. (leggero tono interrogativo)

Cic continua a succhiare dalla sua sigaretta e non dice niente.


Michi: è il primo dell'anno. Il primo dell'anno bisogna pensare al passato. Pensare al passato fa diventare saggi. E questa mattina ho pensato che nel 2009 voglio essere saggio. L'ho scritto anche su Facebook. Tra l'altro, una delle mie occupazioni preferite su Facebook è quella di guardare le foto altrui. E farmi i cazzi degli altri. Infatti ogni tanto penso che, per una strana questione di correttezza morale, dovrei caricare anch'io delle immagini su Facebook, dando la possibilità anche agli altri di farsi i cazzi miei.


Cic continua a succhiare dalla sua sigaretta.


Michi: una volta ero una persona violenta. ho picchiato cinque, forse sei persone. L'ultimo era un mio amico. Gli ho dato dei pugni nello stomaco, e mentre lo guardavo contorcersi per terra, ho pensato “ma sono stato io a fare tutto questo. Non voglio farlo mai più”. E infatti da allora non ho più picchiato nessuno anche quando mi hanno quasi sputato addosso. Penso che lo sputo sia una delle umiliazioni più intollerabili in assoluto. Lo sputo toglie qualsiasi dignità alla persona che riceve lo sputo. Però quella volta, il tipo non mi aveva preso. E io non l'ho picchiato.


Cic non sa se accendersi un'altra sigaretta. Non se l'accende, ma prede in mano il cellulare per chiamare Vale.

Cic spera che qualcuno risponda al cellulare.

Cic si alza dalla sedia, inizia a domandarsi cosa fare con Michi nella cucina di Mattia.

Il telefono continua a squillare. Ma nessuno risponde al telefono.

Cic chiude la comunicazione. Scorre la rubrica del cellulare e seleziona il numero di Mas.

Squilla il telefono. Dopo 4 squilli Mas risponde (anche se Cic avrebbe aspettato un numero infinito di squilli prima di riattaccare la comunicazione).

Mas: oi!

Cic: oi! Allora? Dove siete? Arrivate?

Mas: siamo ancora qua. E tu dove sei?

Cic: sono ancora in cucina con michi, mentre Mattia sta giocando alla Playstation in camera. Bhe, ma quindi cosa fate? Venite o cosa?

Mas: vale non sta bene e sta dormendo.

Cic: e quindi se sta dormendo con vale non si può parlare. No perchè michi è qui nella cucina di mattia, mentre mattia sta giocando alla Playstation in camera.

Mas: (mentendo) io non ne sapevo neanche niente di questi spostamenti a Lambrate. E poi non devo mica sentirmi responsabile degli spostamenti di michi.

Cic: no infatti. Dovrebbe essere più Vale. Ma lei dorme e con lei non si può parlare.

Mas: adesso glielo dico e vi faccio chiamare.

Cic: ok.

Mas: ok.

Cic: cia'

Mas: cia'.


Stanza d'albergo con la moquette blu.

Vale sta ancora dormendo.

Chiudendo la conversazione, Mas esce dal bagno e cerca di svegliare Vale delicatamente. Vale, nonostante fosse stata svegliata dalla voce di Mas proveniente oltre la barriera della porta, continua a far finta di sonnecchiare.

Mas, toccandole dolcemente la fronte: ehi..

Vale, rigirandosi nel letto, sotto il piumone: mmm...

Mas: forse dovresti chiamare Michi. Ci sono due persone sedute attorno ad un tavolo di una cucina a Lambrate e non sanno cosa fare, ma entrambe si aspettano una risposta da te.

Vale: da me?

Mas: forse dovresti chiamare Michi.

Vale: si dovrei. Lo so. Ma non ce la faccio. Non ora, perlomeno. Ma poi cosa si aspettano da me? Cosa vogliono da me? È possibile che attorno al tavolo di una cucina in Lambrate due persone non siano in grado di decidere da sole senza dover parlare con me?

Mas: in effetti non so cosa sia stata quest'idea di Michi di andare da Cic un po' così, a caso. Non dovremmo sentirci noi responsabili per i suoi spostamenti.

Vale ride, entusiasta dell'idea di non doversi sentire responsabile degli spostamenti di qualcun'atro.

Mas: ma Michi rimbalza da una parte all'altra di Milano come un pacco postale che non vuole nessuno.

Vale: si, proprio come un pacco postale.

Mas: che non vuole nessuno.

Vale cerca di rimettersi a dormire. Non riesce a riaddormentarsi.

Vale: sono una persona pessima. Il fatto è che proprio non ce la faccio. A parlare con Michi. Né a parlare con Cic.

Mas: però dovresti. parlare, intendo.

Vale prende in mano il cellulare.

Mas: con Michi, almeno.

Vale: allora adesso scrivo a Michi.

Mas: ok.


Vale inizia a scrivere un convulso e lunghissimo messaggio di testo inserendovi tutte quelle lettere e parole che avrebbero dovuto prendere un senso e concretizzarsi nella sua voce, ma che invece occupano caratteri di uno schermo di cristalli liquidi.


Vale: messaggio inviato. ora siamo a posto.

Mas: si.

Vale: penso che mi metterò a leggere un pò. desiderio convulso di non comunicare. e di iniziare qualcosa per poter essere libera di non finirlo.

Mas: Michi ti appoggerebbe.

Vale: lo so. mi concedo la libertà di farlo unicamente per questo.


Vale prende in mano il volume. nuovo, ma inspiegabilmente, già rotto.

cade una pagina. i nuovi tipi di colle amiche della natura non sono affatto amiche della lunga vita dei libri.

Vale non può fare a meno di soffermarsi sulla causalità di un simile accadimento. inizia quindi a leggere quelle righe, un pò fra sé e sé, un pò ad alta voce: "...dice:" Il filo sottile che tiene insieme due persone". "Quale filo?" dice lei, come se tornasse a terra da una grande distanza. "Il filo di tutto quello che le tiene collegate anche quando sono lontane. Anche quando non si vedono e non si parlano." "Perché dici il filo?" "Perché è una cosa molto sottile e molto resistente, no? Che puoi anche vedere, ed è estensibile quasi senza limiti attraverso la distanza e il tempo." Lei lo guarda. Lui pensa a quello che succede quando decide di non sentire più M. e il loro filo sembra sul punto di spezzarsi, al senso di vuoto che sembra risucchiarlo impedendogli di stare fermo in un punto. Dice "Però non è affatto scontato che ci sia, il filo." "No?" "No. Magari due persone pensano di essere molto legate e provano ad allontanarsi e scoprono che, in realtà, stanno benissimo ognuno per conto suo." "E allora perché pensavano di essere legate?" "Perché erano tenute insieme da una colla di pura abitudine e oggetti e luoghi condivisi. é una colla così forte da sembrare una saldatura permanente, ma appena provano a staccarsi non c'è nessun filo che li segua." "Che triste." "Si. la maggior parte dei legami sono di questo genere, credo." "Come fai a sapere che invece il filo c'è?" "Quando provi a romperlo. E ti ritrovi in caduta libera attraverso il senso delle cose."


Vale: Mas?

Mas: Vale.

Vale: pensi che la nostra sia più una relazione filo senza colla o colla senza filo?

Mas: filo incollato, penso.

Vale: dici?

Mas: si. E tu?

Vale: colla infilata, penso.

Vale si alza improvvisamente dal letto, poco prima dell'insorgere di strane piaghe da decubito.

Vale: penso che ora andrò.

Mas: dove?

Vale: a ritirare il pacco.

Mas: che nessuno voleva.

Vale: che forse nessuno voleva.




ogni riferimento a cose o persone realmente esistite è puramente casuale.


Mas, Michi, Fra, Dalia, Fabri, Rob, Julia, Dona, Luisa, Cri.